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I VIDEO
I CAPOLAVORI DEL CINEMA DI MONTAGNA
a cura di Valeriana Rosso per Vivalda
Editori
Monte Bianco: la grande cresta di Peuterey
(Mont Blanc - Der Grosse Grat von Peuterey)
Regia di Kurt Diemberger
L'autenticità del cinema di montagna
tocca
i suoi vertici, forse per la prima
volta,
con quest'opera del salisburghese Kurt
Diemberger.
Un alpinista di punta si accinge a
una doppia
impresa: realizzare una terribile,
lunghissima,
avventurosa scalata sulle Alpi e nel
contempo
fissarla in pellicola, per offrire
un avvincente
documentario e far rivivere al pubblico,
in simbiosi con l'autore, le vicissitudini,
l'aspra battaglia, le emozioni e infine
la
felicità della vittoria.
Totem
Regia e soggetto di Robert Nicod; Fotografia
di Robert Nicod e Benoit Nicoulin;
Musica
di Yann Gazay; Montaggio di Sylvain
Huet;
Protagonisti: Alain Bultel, Ron Kauk
e Philippe
Plantier; Durata: 42'
Due scalatori, un fotografo e un'aquila
ci
introducono nell'ambiente fantastico
delle
rocce della Monument Valley, Utah,
Stati
Uniti. Nello scenario meraviglioso
e abbagliante
del deserto americano i protagonisti-
con
l'eccellente interpretazione dell'aquila
- danno vita ad una storia piena di
imprevisti.
Abîmes - Calanques
Regia e fotografia di Gilbert Dassonville,
Una produzione Ceres Film (Parigi)
1962 -
1966, Durata: Abîmes (17') Calanques
(12')
Cento metri al giorno. La cordata di
Sorgato
e di un suo compagno procede lentissima
sulla
nord della Cima Grande di Lavaredo.
A metà
della strapiombante parete sporgono
già sessanta
metri fuori dalla base, mentre si preparano
per il terzo bivacco appesi ai chiodi.
Improvvisamente
il chiodo si sfila... Abîmes è la ricostruzione
girata in parete della stessa odissea
capitata
11 anni prima. Il regista Gilbert Dassonville,
compiendo a sua volta un autentico
exploit,
ha lavorato sulla nord sempre con una
cinepresa
di 35 mm.
La parete (Die Wand)
Regia di Lothar Brandler; Fotografia
di Lothar
Brandler; produzione di E.Geer, Munchen
Film
- Bayerischer Rundfunk 1974; Durata:
28'
La nostalgia di una conquista giovanile
-
proprio come accade per il primo autentico
amore - fa ritornare un cinquantenne,
in
completa solitudine, sugli strapiombi
di
una parete famosa, per rivivere quelle
gioie
indimenticabili. Il film rivela l'autenticità
e la genuinità dei sentimenti espressi.
Se
l'alpinismo antico era in qualche modo
raccontato
come una fiaba, ebbene, La Parete è
una fiaba.
Che possiamo apprezzare perché è davvero
dolce e vera.
La grande conquista (Der berg ruft)
Regia e sceneggiatura di Luis Trenker;
Fotografia
di Sepp Allgeier; Produzione di Luis
Trenker,
1937; Durata: 90'
Un classico degli anni Trenta, il più
famoso
film di montagna di Luis Trenker. La
prima
edizione "muta" è del 1928,
con
Trenker primo attore nelle vesti di
Antonio
Carrel. Nel 1937 Trenker si impossessa
letteralmente
del film trasformandolo a suo piacimento
e offrendone una versione completamente
nuova.
Il soggetto è la corsa per la conquista
del
Cervino nel 1865 da parte della guida
valdostana
Antonio Carrel e dell'alpinista inglese
Edward
Whymper. Fu la prima vera esplicita
competizione
finalizzata al raggiungimento delle
vette
più alte delle Alpi.
Masino primo amore
Regia di Adalberto Frigerio; Durata:
37'
La macchina da presa dentro gli storici
anfiteatri
alpinistici delle Alpi Retiche partendo
dalla
Val Masino. In questi luoghi torna
un alpinista,
carico di sentimenti e nostalgie, e
curioso
di rivedere i luoghi delle sue battaglie
di conquista, condotte in gioventù
con spirito
prevalentemente sportivo. I suoi occhi
letteralmente
scoprono inedite visioni, le praterie,
i
boschi, le nevi eterne, le guglie aguzze
nel cielo. Un mondo fatato che gli
appare
con i suoi incantesimi, le sue dolcezze
e
di cui puŽ godere oggi per la tranquillità
interiore e l'appagamento delle ansie
giovanili.Italia
K2
Italia K2
Regia di Marcello Baldi; Fotografia
di Mario
Fantin; Sceneggiatura di Marcello Baldi,
Dino Bortolotti, Lionello De Felice;
Musiche
di Teo Usuelli; Produzione del Club
Alpino
Italiano - Cinematografica K2 - 1955
Durata: 92'
"Italia K2" é il documento
filmato
della famosa prima ascensione della
seconda
vetta dell'Himalaya (8.616 m) ad opera
di
una spedizione italiana minuziosamente
e
"militarmente" guidata dall'ingegnere
Ardito Desio. Film spettacolare e poetico,
é il racconto di un mondo eroico ormai
scomparso.
La via é la meta
La parete nord delle Grandes Jorasses
(Der Weg ist das Ziel - Die Grandes
Jorasses
Nordwand)
Regia - sceneggiatura e fotografia
di Gerhard
Baur; Musica di Stefan Melbinger; Produzione
di Bayerischer Rundfunk - Monaco di
Baviera
(Germania) 1985
Durata: 50'
Agli inizi degli anni Trenta la parete
nord
delle Grandes Jorasses rimane ancora
uno
dei grandi "problemi" irrisolti
delle Alpi. Molti tentativi anche tragici
vanno a vuoto. Nel 1934 quattro cordate
tentano
contemporaneamente la conquista. Tre
desistono
per il maltempo (i francesi Charlet
e Greloz,
gli italiani Gervasutti e Chabod e
due austriaci
rimasti ignoti). Insistono i tedeschi
Rudolf
Peters e Peter Haringer. Ma la conquista
fallisce e Haringer muore.É pericoloso
sporgersi
E' pericoloso sporgersi
Regia - sceneggiatura e fotografia
di Robert
Nicod
Musica di Yann Gazay; Produzione di
Gamma
TV - Nicod R./Nicod C. - Tolone (FR),
1985;
Durata: 28'
"Ci siamo anche noi" sembra
dire
questo arioso documentario di arrampicata
sulle verticali pareti del Verdon in
Francia,
tra le più ambite ma difficili palestre
preferite
dagli scalatori. Non é dunque soltanto
terreno
di capacità, d'audacia riservato agli
uomini.
Vi si cimentano, in arrampicata libera,
tra
lo stupore e l'ammirazione dei maschi
presenti,
Catherine Destivelle, fresca vincitrice
delle
prime e storiche competizioni di Bardonecchia
(1985) e la torinese Monica Dalmasso;
due
audaci atlete del mondo verticale
El Capitan
Regia - sceneggiatura e fotografia
di Fred
Padula
Musica di Mayuzumi e Padula; Produzione
di
Fred Padula - Mill Valley California
(USA)
1977; Durata: 60'
Una straordinaria rappresentazione
dell'alpinismo
acrobatico statunitense sulla vertiginosa
parete del famosissimo "Nose"
di
El Capitan, nella Yosemite Valley in
California.
Quattro scalatori sono i protagonisti
di
questo film emozionante, tra di essi
Lito
Tejada Flores, divenuto poi regista
a sua
volta. I novecento metri della grande
parete
permettono ai quattro (e al regista)
di offrire
il meglio del loro repertorio di audacia,
tecnica e classe.
Una cordata europea / Direttissima
Regia e fotografia di Lothar Brandler;
Produzione
di Lothar Brandler - Monaco di Baviera
(Germania)
1964; Durata: 13'
Tre famosi alpinisti, il francese Pierre
Mazeaud, il tedesco Winfried Ender
e l'italiano
Roberto Sorgato si ritrovano alla base
delle
Tre Cime di Lavaredo e decidono di
riunirsi
in un'unica cordata - idealmente europea,
per un'Europa unita - per scalare la
"direttissima"
della parete Nord della Cima Grande
per l'itinerario
aperto nel 1958 proprio dal regista
Brandler.
É un racconto per immagini preciso,
con sequenze
agili, rapide, congeniali agli strapiombi
di una classica e magica parete delle
Dolomiti.
Cumbre
Regia e fotografia di Fulvio Mariani;
Musica
di Lucia Mariani; Produzione TSI -
Televisione
Svizzera/New Rock S.A.; Durata: 40';
Prezzo:
Lit 34.900
Il grande scalatore svizzero Marco
Pedrini,
purtroppo scomparso, rientra alle tre
del
mattino, illuminato dalla luna, dalla
prima
ascensione solitaria e in giornata
del mitico
Cerro Torre in Patagonia. Un'impresa
clamorosa.
Tornerà ancora due volte sulla vetta,
con
l'amico regista Mariani, per completare
le
spettacolari riprese che illustrano
la sua
sfida vittoriosa al versante Est, lungo
la
via Cesare Maestri, su una montagna-simbolo
dell'alpinismo.
Christophe
Regia e sceneggiatura di Nicolas Philibert;
Fotografia di Laurent Chevallier; Musica
di André Giroud; Produzione di MC -
Grenoble
(F) 1985; Durata: 28'
La spettacolare arrampicata di Christophe
Profit, erede dell'alta scuola francese
dei
Lionel Terray, Jean Couzy, Georges
Livanos,
Gaston Râbuffat, René Desmaison, che
nel
1985 ripete in solitaria, in tre ore
e mezza,
la liscia muraglia della parete ovest
del
Petit Dru, nel gruppo del Monte Bianco,
per
la via diretta americana. Il film é
una fedele
ricostruzione di quell'impresa eccezionale,
un documentario girato "al naturale"
con una prestazione "in diretta"
del protagonista così realistica da
far sudare
le mani allo spettatore col fiato sospeso,
specie nell'interminabile "diedro
di
novanta metri" in arrampicata
libera
e senza protezioni.
Discese
Regia e sceneggiatura di Jean Afanassieff
e Jean-Marc Boivin; Fotografia di Roland
Theron e Pierre Bouhin; Musica di Gèrard
Vincent; Produzione di MC4-Cinevision-Antenne
2 (F) 1987; Durata: 26'
Le imprese raccontate in questo film
erano
consciute sin dalla fine degli anni
Settanta,
ma quando il cinema ce le presentò
ci sbalordimmo
oltre ogni immaginazione. L'alpinismo
e lo
sci estremo avevano davvero toccato
i limiti
del possibile. Jean-Marc Boivin, l'uomo
montagna,
aveva già disceso la parete est del
Cervino
con gli sci, poi la nord in arrampicata
e
infine col deltaplano, in meno di un
giorno.
Ma in meno di un giorno - come qui
ci racconta
Jean Afanassieff - scende nel gruppo
del
Bianco con gli sci, prima dalla Ovest
del
Moine (in prima assoluta), poi dai
Drus e
dall'Aiguille Verte (ancora in prima
assoluta)
e infine dalle Courtes e dalle Grandes
Jorasses,
con finale in parapendio.
Fitz Roy
Prima ascensione del versante sud-ovest
Regia e fotografia di Lito Tejada Flores;
Musica di Art Rochester; Una Produzione
di
Douglas Tompkins e Yvon Chouinard (USA)
1969;
Durata: 29'
Alla fine degli anni '60 i californiani
erano
al centro del mondo alpinistico non
tanto
per l'audacia, quanto per le straordinarie
capacità fisiche sostenute da nuovi
e raffinati
mezzi tecnici (chiodi speciali in acciaio,
cunei in alluminio ecc) poi utilizzati
da
Gary Hemming e John Harlin sul Monte
Bianco.
Quattro scalatori statunitensi, in
arrivo
dalla Yosemite Valley, vanno a cimentarsi
con l'inviolato pilastro sud-ovest
del Fitz
Roy nella gelida Patagonia. Si tratta
di
Yvon Chouinard, Chris Jones, Doug Thompkins
e Richard Dorworth, diretti dallo scalatore,
cineasta e operatore in parete Lito
Tejada
Flores. Raggiungono la vetta dopo trenta
ore di durissima ascensione (VI grado
e A2,
progressione artificiale severa e difficoltà
di ghiaccio estremo). Per sei giorni
una
violenta bufera li aveva bloccati alla
base.
Il vento non abbandonerà mai la cordata.
Nessuna ricostruzione successiva e
riprese
in diretta per un documentario mozzafiato.
Montagne in fiamme
(Berge in flammen)
Regia: Luis Trenker e Karl Hartl; Soggetto
e sceneggiatura: Luis Trenker; Fotografia:
Allgeier, Benitz, Vitrotti; Musica:
Giuseppe
Becce; Interpreti: Luis Trenker (Florian
Dimai), Lissi Arna (Pia, sua moglie),
Luigi
Serventi (Arturo Franchini); Produzione:
Marcel Vandal e Charles Delac, Tonfilm
Produktion
GmbH, Berlino, 1931; Durata: 98'
É la prima opera diretta e interpretata
da
Trenker. "Finalmente un film tutto
mio!"
esclamò allora, nel 1931. La parola,
in questa
pellicola, é lasciata alla montagna.
Dunque
roccia, neve, mitragliatrici, dinamite
e
viso di Trenker. Il film é un documento
a
favore delle Dolomiti e contro la guerra
del 1915-1918 sul fronte austro-italiano.
L'altoatesino Florian Dimai é soldato
nell'esercito
austro-ungarico. Dall'alto dei monti
egli
può vedere il paese natío.Vi abitano
ancora
la moglie e il bambino. Ma anche un
suo amico
e compagno di scalate, il conte Arturo
Franchini,
ufficiale italiano che partecipa alla
posa
di mine per far saltare gli austriaci
sul
Col Alto. Dimai-Trenker nottetempo
scende
in paese a spiare i nemici italiani.
Viene
a sapere delle mine. Avverte i compagni
appena
in tempo per salvarsi. Alla fine della
guerra
i due ritornano a scalare insieme.
La guerra,
atroce, é soltanto un ricordo.
Broad Peak 78
3 bivacchi per un ottomila
Regia e sceneggiatura di Yannick Seigneur
e Gilles Sourice; Fotografia di Gilles
Sourice;
Musica di Jean Michel Jarre; Una Produzione
di Yannick Seigneur - Chamonix (F)
1978;
Durata: 29'
Il Broad Peak, nell'Himalaya del Pakistan,
era già stato salito, per l'itinerario
scelto
da Seigneur, dal leggendario Hermann
Buhl
nel 1957 con tre compagni (tra i quali
Kurt
Diemberger), in stile alpino. Ma Buhl
impiegò
dal campo base alla vetta (8048 m)
ventiquattro
giorni. Il messaggio rivoluzionario
non è
tanto aver illustrato la possibilità
di realizzare
lo stesso obiettivo in soli quattro
giorni
(e tre bivacchi), quanto aver spiegato
come
l'alpinismo, per compiere un balzo
in avanti,
doveva essere sostenuto dalla capacità
di
soffrire prima dell'impresa, durante
mesi
durissimi di allenamento in palestra,
sui
sentieri e sulle rocce, per poter poi
"correre"
sulla parete. Yannick e Georges Battembourg,
senza portatori, con il cameramen sino
a
7300 m (poi girarono essi stessi),
raggiunsero
la vetta himalaiana, con la tendina
sempre
in spalla, felici.
Lettere d'amore dall'Engadina
(Liebesbriefe aus dem Engadin)
Regia di Luis Trenker e Werner Klinger;
Soggetto
e sceneggiatura di Luis Trenker e Hans
Sassmann;
Fotografia di Hans Hertl, Walter Riml,
Klaus
von Rautenfeld, Karl Puth; Musica di
Giuseppe
Becce;
Interpreti: Luis Trenker (Toni Anewanter),
Carla Rust (Dorothy Baxter), Erika
Von Thellmann
(sorella di Toni), Charlotte Daudert
(Costance
Farrington); Una produzione di Luis
Trenker-Film
GmbH, 1938; B/n - in lingua tedesca
- sottotitoli
in italiano; Durata: 97'
Forse l'unica commedia leggera di Trenker,
che quando non ha gli sci ai piedi,
la piccozza
e la corda in mano, é impacciato, burbero
e irascibile. Ma sa sciogliersi anche
lui
dinanzi agli occhi di una fanciulla
che lo
vuole a tutti i costi. Tuttavia, per
tutto
il film (eppure nel 1938 già accadeva,
pensiamo
a Clark Gable...) nessun bacio. Il
furbo
direttore di un albergo dell'Engadina,
in
una stazione sciistica dove Toni-Trenker
fa il maestro di sci, spedisce a decine
false
lettere d'amore a clienti lontane,
le quali
volentieri ritornano, per lo sci e
per Toni.
Come Costance e la sua amica Dorothy,
attratta
da Toni-Trenker, che le insegna ad
arrampicare
e sciare. Anima semplice e candida,
egli
non pensa che alle sue montagne, finchè
si
scopre l'inganno. Senza recitazioni
esemplari,
la commedia si riscatta nel finale,
con una
straordinaria discesa in sci da un
pendìo
di sogno e col pezzo di bravura di
Toni-Trenker
che, trainato dal treno (che gli porterebbe
via l'amata), vola sugli sci lungo
la massicciata
e dentro di essa. Uno spaccato di cinema
davvero grande.
Little Karim
Regia e soggetto: Laurent Chevallier;
Musica:
Bernard Prudhomme; Produzione: MC4,
Grenoble,
1985; Durata: 52'; colore - sottotitoli
in
italiano
Ecco un classico: la tenera, umanissima
storia
di un portatore dell' Himalaya del
Pakistan
(hunza) che, già ricco di tante esperienze,
raggiunge, in servizio con i compagni
in
una spedizione francese al Gasherbrum
II,
alfine la vetta di una montagna, toccando
la magica quota degli 8000. Little
Karim,
allora ventiseienne, un metro e cinquanta,
racconta se stesso e la spedizione,
vista
una volta tanto con gli occhi non di
un alpinista
che porterà a casa una conquista, ma
con
quelli di un semplice lavoratore che
porterà
a casa il pane. Un film bellissimo,
che rende
l'onore dovuto alla gente che Karim
rappresenta.
Ed è la prima volta che l'alpinista
europeo
nasconde se stesso, in un documentario
"d'impresa",
per mettere in primo piano un portatore.
In fondo l'eroe è lui, Little Karim.
Sciare nel vuoto
(Le skieur du vide)
Regia e soggetto: Alain Tixier; Fotografia:
Alain Tixier, Christian Gaume, Guy
Meauxsoone;
Musica: Regis Peters; Protagonista:
Pierre
Tardivel; Produzione: MC4, Grenoble,
1989;
Durata: 26'; colore - in lingua francese
- sottotitoli in italiano
Classico documentario del cinema d'exploit,
questo film è il risultato di due impegni:
quello sportivo-avventuroso di Pierre
Tardivel,
biondissimo francese, all'epoca (1989)
venticinquenne,
e quello degli autori dell'opera cinematografica
che a quell'impegno è legata: se fallisse
l'uno, fallirebbero anche i secondi,
salvo
catastrofi. Tardivel è uno sciatore
estremo
(40 "prime" discese) della
terza
generazione e la montagna del film
è estrema:
la nord de "Les Courtes"
(Monte
Bianco), lungo la via degli svizzeri
e degli
austriaci, parete della storia dell'alpinismo,
900 metri di ghiaccio con pendenze
sino a
65 , da discendere con gli sci tra
roccette
e salti mozzafiato. Emozionante avventura
dell'11 giugno 1989 di un grandissimo
campione
e temerario alpinista.
L'uomo di legno
Regia e fotografia: Fulvio Mariani;
Musica:
Daniele Mainardi; Soggetto e sceneggiatura:
Andrea Gobetti; Protagonisti: Mauro
Corona,
Marianna Gobetti; Produzione: T.S.I.
Lugano
1995; Durata: 42'; colore - in lingua
francese
- sottotitoli in italiano
Ritratto di Mauro Corona, famoso alpinista,
brillante scrittore e scultore di grande
talento e forza espressiva. Protagonista
di storiche e appassionate baldorie,
vive
a Erto, nella valle del Vajont. Artista
sensibile,
il creatore degli uomini di legno trae
dalla
natura stimoli per la sua arte che
trasforma
gli alberi di un bosco in una moltitudine
di figure, sempre originali, spesso
poetiche.
E anche noi, come la bambina che lo
accompagna
nelle sue passeggiate, vediamo con
gli occhi
della sua fantasia e seguiamo attraverso
le sue grandi mani che scorrono rispettose
le inclinazioni del legno, la nascita
della
statua di Sierva Maria.
La parete che non c'è
Regia Fotografia: Michele Radici; Fotografia:Michele
Radici, Lorenzo Cosson, Fabio Cianchetti;
Sceneggiatura: Michele Radici e Stefano
De
Benedetti; Protagonisti: Stefano De
Benedetti,
Giorgio Passino; Produzione: Istituto
Luce
- Italnoleggio Cinematografico, Roma
- 1986
Durata: 50'
Storia a soggetto che racconta il dramma
umano di uno sciatore estremo. Giorgio
Passino,
guida alpina e fortissimo sciatore,
dopo
mesi di allenamento con il suo miglior
amico,
Stefano De Benedetti, giunto in vetta
scopre
che lo strato di neve è insufficiente
per
dare a due sciatori quel minimo, ma
davvero
minimo, margine di sicurezza che rende
queste
imprese degli exploit e non dei tentativi
di suicidio. Si sacrifica e torna indietro,
lasciando all'amico la discesa della
parete.
Si tratta dell'Aiguille Blanche, da
est,
4000 metri nel gruppo del Monte Bianco,
700
metri di dislivello. Stefano si tuffa
sul
terribile pendìo. Lo spettacolo è emozionante,
non c'è fiction cinematografica. Bravissimi
gli operatori in parete, appesi chissà
dove.
Fuori campo, le riflessioni, le motivazioni,
le confessioni dei due, sincere e commoventi.
La metà della gloriacolore
Regia: Alex Mayenfisch; Fotografia:
Camille
Cottagnoud; Soggetto e sceneggiatura:
Alex
Mayenfisch e Claude Muret; Produzione:
CLIMAGE,
Lausanne, 1995; Durata: 45'
All'inizio degli anni '50 la conquista
del
mitico terzo polo della Terra è all'ordine
del giorno. L'Everest, 8848 metri,
ha già
respinto sette tentativi britannici
dal versante
Nord tra le due guerre. L'occupazione
cinese
del Tibet nel 1950 chiude questa via:
per
reazione politica il Nepal si apre
timidamente
al mondo occidentale. Tra la sorpresa
generale
i primi beneficiari dell'autorizzazione
all'accesso
dal versante Sud, nel 1952, non sono
gli
inglesi bensì gli svizzeri. La "Fondation
suisse pour les explorations alpines"
affida la missione a un gruppo di alpinisti
ginevrini. Il 27 maggio il noto alpinista
Raymond Lambert e lo sherpa Tenzing,
a 200
metri dalla vetta, debbono rinunciare.
È
una sconfitta, ma anche l'apertura
della
via per il colle Sud. Quando, l'anno
seguente,
l'inglese Edmund Hillary e lo sherpa
Tenzing
raggiungono la vetta seguendo la "via
dei ginevrini", il primo gesto
della
spedizione britannica è l'invio di
un telegramma
agli svizzeri: "A voi una buona
metà
della gloria". 40 anni dopo gli
alpinisti
ginevrini rievocano il passato con
le immagini
della spedizione.
La signora del vuoto
(La maîtresse du vide)
Regia, soggetto e sceneggiatura: Jean
Afanassieff;
Fotografia: Roland Théron; Protagonista:
Lynn Hill; Produzione: MC4 - France
3 Montagne,
1994;
Durata: 26'
Il regista ci offre un ritratto della
fuoriclasse
Lynn Hill, più volte campionessa del
mondo
di arrampicata sportiva, ritiratasi
poi per
dedicarsi alle grandi pareti. Il film
documenta
una delle più grandi imprese nel campo
dell'arrampicata
sportiva, importante quanto la prima
salita
all'Everest senza ossigeno: la conquista
del Capitan, mille metri di parete,
attraverso
il mitico Nose - la via più celebre
e difficile
- in scalata libera in un solo giorno.
Con
esemplare lucidità narrativa, il regista
ci rende inoltre partecipi delle riflessioni
di Lynn Hill sull'arrampicata moderna:
dalla
ricerca del piacere puro alle competizioni,
dall'allenamento nelle gole del Verdon,
nel
sud della Francia dove ora vive, alla
sua
filosofia di vita.
Everest - dal mare alla vetta
Regia, soggetto e sceneggiatura: Michael
Dillon; Fotografia: Michael Dillon,
Tim Macartney-Snape;
Musica: Dave Skinner; Produzione: Michael
Dillon Film Enterprises, Australia,
1992;
Durata:61'; colore - in italiano
Tim Macartney-Snape, il protagonista
di questo
film, ha tracciato, nel 1984, una nuova
via
sull'Everest senza ossigeno. Ma ora
ha un
altro scopo: percorrere a piedi il
tragitto
dal mare, Golfo del Bengala, alla vetta
dell'Everest.
Il regista segue lui e la moglie Ann
Ward,
medico, lungo gli oltre 800 Km che
lo separano
dalla vetta, traversata a nuoto del
fiume
Gange compresa! Caos, inquinamento,
pericoli,
difficoltà, malattie e il fascino di
luoghi
e di un'impresa fuori dal comune. Poi
il
campo base, a 4000 metri dalla vetta,
dove
la moglie si fermerà e seguirà trepidante
il marito via radio. Tim inizia la
salita
dal ghiacciaio Khumbu e dopo varie
disavventure
raggiunge la vetta, tra l'emozione
generale,
anche nostra, e la commozione della
moglie.
Con un numero straordinario di premi,
presenze,
proiezioni e passaggi televisivi ovunque
nel mondo, questo film è stato definito
dal
direttore del Festival dei Festival,
organizzato
dal Club Alpino Svizzero, "il
miglior
film di montagna degli ultimi dieci
anni".
Il figliol prodigo
Regia: Luis Trenker e Werner Klinger;
Soggetto:
dal romanzo omonimo di Luis Trenker;
Sceneggiatura:
Luis Trenker, Arnold Ulitz, Reinhart
Steinbicker;
Fotografia: Albert Benitz, Reimar Kuntze;
Musica: Giuseppe Becce; Produzione:
Deutsche
Universal Film, 1934; Durata: 91';
bianco
e nero - in tedesco con sottotitoli
in italiano
Considerato unanimemente il capolavoro
di
Trenker, questo film è citato in tutti
i
libri di storia del cinema per le anticipazioni
del neorealismo e per alcune soluzioni
geniali
come la scena della dissolvenza incrociata
tra il massiccio del Sella e i grattacieli
di Manhattan, magistrale sintesi del
viaggio
di Toni da un mondo a un altro. Toni,
montanaro
bavarese e guida per i turisti, salva
la
vita della figlia di un milionario
americano
che lo invita a trasferirsi a New York.
Attratto
dalla possibilità di una nuova vita,
Toni
parte, ma a New York scopre che l'amico
e
la figlia sono in viaggio. Solo, senza
soldi
e senza la possibilità di trovare un
lavoro
in un Paese che contava allora dieci
milioni
di disoccupati, Toni vaga sempre più
disperato
arrivando a rubare vergognoso un pezzo
di
pane per sfamarsi, sotto lo sguardo
comprensivo
di un poliziotto. Ritrova infine casualmente
il suo amico milionario e la figlia
si offre
di sposarlo, ma Toni capisce che il
suo mondo
è un altro e la nostalgia delle sue
montagne
lo riporterà a casa, in Baviera, dove
troverà
ad attenderlo la sua fidanzata d'un
tempo.
Torre del vento
1974 - La conquista del Cerro Torre
- Parete
Ovest
Riprese filmate, regia e montaggio:
Mimmo
Lanzetta; Componenti della spedizione:
Casimiro
Ferrari, Gigi Alippi, Pierlorenzo Acquistapace,
Daniele Chiappa, Mario Conti, Claudio
Corti,
Giuseppe Lafranconi, Pino Negri, Ernesto
Panzeri, Angelo Zoia, Sandro Liati;
Produzione:
dei Ragni di Lecco; Durata: 41'; colore
-
in italiano
Nel 1974 ricorreva il centenario di
fondazione
della Sezione del CAI di Lecco. Per
celebrare
l'evento il Gruppo Ragni di Lecco decise
di organizzare la spedizione al Cerro
Torre
nelle Ande Patagoniche. A capo della
spedizione
fu posto Casimiro Ferrari che già nel
1970
aveva tentato la scalata lungo la parete
ovest. Gli altri undici componenti
della
spedizione furono selezionati tra il
fior
fiore dell'alpinismo lecchese. L'attacco
iniziò nel dicembre del 1973, ma solo
il
13 gennaio 1974 venne conquistata la
vetta.
Questo film descrive tutte le fasi
dell'impresa
con dovizia di dettagli, mediante un
montaggio
dinamico e avvincente, valorizzato
da una
eccezionale colonna sonora che rende
lo spettatore
partecipe della lotta per la conquista
della
vetta e contro l'imperversare del maltempo
che impera costantemente su queste
terre
australi.
K2 - Sogno e destino
Regia e soggetto: Kurt Diemberger;
Fotografia:
Kurt Diemberger, Julie Tullis; Produzione:
BIBO TV - Bad Homburg - 1989; Durata:60';
colore - in italiano
L'autentica documentazione di una delle
più
gravi tragedie dell'Himalaya, Kurt
Diemberger
e Julie Tullis, il "film-team
più alto
del mondo", ritornano al K2, la
seconda
montagna della Terra (8611 metri),
dopo due
precedenti tentativi, per scalare la
loro
"montagna delle montagne";
il sogno
di tutti gli alpinisti delle nove spedizioni
presenti al campo base in quella drammatica
estate del 1986. Tredici alpinisti
di sette
nazioni, compreso l'italiano Renato
Casarotto,
perdono la vita. Kurt e Julie, nel
loro ultimo
tentativo, raggiungono la cima dei
loro sogni,
ma Julie e altri quattro muoiono durante
la discesa, prigionieri della tempesta
a
8000 metri.
Khangri La montagna
Regia: Nabin Subba; Fotografia: Suresh
Manandhar;
Soggetto e sceneggiatura: Sundar Joshi;
Musica:
Sur Sudha; Produzione: SUNDAR JOSHI
&
A.P. SHERPA, Kathmandu - Nepal; Durata:77';
colore - in italiano
Finalmente un film sulle condizioni
di vita
degli sherpa girato e prodotto da nepalesi.
Una lunga riflessione sugli inevitabili
cambiamenti,
non sempre positivi, provocati dal
grande
afflusso di turisti e alpinisti nella
regione
del Khumbu. Se i benefici economici
sono
fuori di dubbio, è lecito chiedersi
se il
prezzo che gli abitanti di quella regione
pagano per tali benefici non sia troppo
alto.
Dediti in gran parte alla professione
di
sherpa, attratti dai facili e maggiori
guadagni,
troppi uomini hanno lasciato la vita
su quelle
montagne, troppe famiglie sono state
decimate
da questo miraggio di gloria e denaro.
Pemba,
il protagonista, ex scalatore vissuto
all'estero
per molti anni, osserva questa nuova
realtà,
questo paese così diverso. Gli antichi
monasteri
hanno lasciato il posto a edifici di
cemento,
l'illuminazione elettrica è quasi ovunque.
La donna di cui era innamorato è diventata
monaca dopo che il marito è morto in
una
spedizione. Pemba va a trovare la vedova
di un suo amico sherpa morto in montagna
e costei chiede il suo aiuto per dissuadere
il figlio a seguire le orme del padre.
Ma
il ragazzo è irremovibile e parte con
una
spedizione. Arriverà la notizia che
ha scalato
l'Everest e, subito dopo, un'altra
notizia:
il ragazzo è stato travolto da una
valanga.
È la fine di una generazione di sherpa.
Everest senza maschera
La prima ascensione senza ossigeno
Regia e fotografia: Leo Dickinson;
Soggetto:
Ian McNaught Davis; Produzione: HTV
Wales
- Cardiff - GB; Durata:54'; colore
- in italiano
8 maggio 1978. Si celebrano i 25 anni
della
grande impresa di Hillary e Tenzing.
Nel
corso di una spedizione austriaca guidata
da Wolfgang Nairz, l'altoatesino Reinhold
Messner e l'austriaco Peter Habeler
salgono
in vetta all'Everest, per la prima
volta
nella soria dell'alpinismo, senza far
uso
di bombole di ossigeno. Nessuno sapeva
cosa
sarebbe successo. Da allora l'area
sopra
gli 8000 metri è chiamata la Zona della
morte.
Ogni passo richiede uno sforzo tremendo
e
c'è il rischio continuo di un edema
o di
una perdita di coscienza che sarebbe
fatale.
Fu un'impresa storica, immortalata
dalla
cinepresa del grande cineasta e alpinista
Leo Dickinson. Ritenuto fino ad allora
fisicamente
impossibile, l'evento ebbe una risonanza
mondiale e soprattutto sfatò un radicato
tabù.
Dudh Kosi
Il fiume spietato dell'Everest
Regia e fotografia: Leo Dickinson;
Soggetto:
Ian McNaught Davis; Produzione: HTV
Wales
- Cardiff - GB; Durata:54'; colore
- in italiano
Ai piedi della più alta montagna della
Terra
un gruppo di canoisti britannici, dopo
diciassette
giorni di marcia per giungervi, mettono
le
canoe nelle gelide acque del Dudh Kosi,
l'insidioso
fiume che nasce dal ghiacciaio Khumbu
e che
confluisce col Sun Kosi 90 miglia più
a valle.
Sarà un'impresa incredibile, un viaggio
avventuroso
tra rapide e spuntoni rocciosi, onde
gigantesche
e pericolosi gorghi dove anche il più
piccolo
errore può essere fatale. Tre canoe
verranno
distrutte dalla corrente impetuosa
e un uomo
rischierà di morire. Il grande alpinista
Doug Scott, primo britannico ad aver
raggiunto
la cima dell'Everest, ha detto di questo
film: "È il miglior film d'avventura
che io abbia mai visto".
Tra terra e cielo
Regia e soggetto: Gaston Rébuffat;
Produzione:
Gaston Rebuffat - Pierre Tairraz -
1960/1961;
Operatori: George e Pierre Tairraz;
Durata:75';
colore - in francese sottotitolato
in italiano
"Il Monte Bianco è bello, certo.
L'ho
salito tante volte e ogni volta, secondo
l'ora, il colore del cielo, la forma
dei
crinali e delle creste - a causa del
tempo
e di questa sensazione d'altitudine
- il
Monte Bianco procura un vivo piacere,
ogni
volta diverso. Per la guida, il Monte
Bianco
è un giardino, e un giardino è ancora
più
bello quando lo si mostra a un amico
che
non vuole limitarsi ad ammirarlo, ma
desidera
conoscere e dividerne i segreti con
te. Personalmente,
amo molto i bivacchi è il modo migliore
per
penetrare un poco i misteri della montagna.
Per questo ho subito accettato quando
Haroun
Tazieff ha espresso il desiderio di
passare
una notte sulla cima del Monte Bianco,
dentro
un igloo".
Brivido sull'acqua
A glorious way to die
Regia: Richard Dennison; Fotografia:
Michael
Dillon; Sceneggiatura Martin Guinness;
Musica:
Dave Skinner; Produzione: Fleur Films
PTY
Ltd - Paddington - 1995; Durata:54';
colore
- in inglese con sottotitoli in italiano
Le più spettacolari immagini di rafting
mai
viste arrivano dalle terribili rapide
di
una terra tanto vasta e selvaggia quanto
sconosciuta, la Siberia. Da quindici
anni,
sugli impetuosi fiumi provenienti dai
ghiacciai
dei monti Altai, Sasha Promotorov ed
il suo
gruppo si lanciano in profondi canyon
a bordo
di insolite imbarcazioni che loro stessi
costruiscono. Quando ad un anno di
distanza
da un incidente mortale i sopravvissuti
tornano
sul fiume Chulishman per commemorare
gli
amici scomparsi e portare a termine
il viaggio
rimasto in sospeso, comincia l'avventura.
Un film carico di adrenalina ma allo
stesso
tempo estremamente realistico, in bilico
tra sport estremo e vita di ogni giorno,
un documento eccezionale su questi
uomini
e le loro motivazioni.
La strada per Olmo Lunring
Regia e fotografia: Fulvio Mariani;
Soggetto
e sceneggiatura: Andrea Gobetti; Montaggio:
Alberto Eisenhardt; Produzione: TSI
Televisione
Svizzera Italiana - 1996; Durata:52';
colore
- in italiano
Il Tibet è una terra magica, un enorme
altopiano
ricco di fascino per le sue morfologie
variegate
e i forti contrasti dei suoi colori,
ma ancora
di più per l'antica cultura della sua
gente,
così lontana da quella occidentale.
"La
strada per Olmo Lunring" è un
viaggio
eccezionale che si allontana dai templi
della
capitale per attraversare montagne
e deserti,
religioni, storia, superstizioni e
leggende,
in compagnia di famiglie nomadi e gruppi
di pellegrini, raggiungendo infine
il Kailas,
la montagna sacra da cui in origine
lo spirito
scese e si incarnò in materia. Ma è
soprattutto
un viaggio verso la libertà, perchè,
come
disse il santo Milarepa, "nelle
solitarie
pietraie tra le montagne c'è uno strano
mercato:
puoi barattarvi il vortice della vita
per
una beatitudine senza confini".
I cacciatori di miele
Regia: Diane Summers, Eric Valli e
Alain
Majani; Produzione: MDI Productions
- Parigi
- 1988; Durata:26'; colore - in italiano
"Il mio nome è Mani Lal, sono
l'ultimo
cacciatore di miele. Presto mi ritirerò
e
nessuno dei miei figli mi succederà".
La sua casa è sulle più alte montagne
del
mondo, nell'Himalaya nepalese, la terra
sacra
del dio Folo.
Qui dall'alba dei tempi, questi uomini
escono
dalla foresta due volte all'anno in
cerca
di miele. Il loro universo era completamente
sconosciuto al resto del mondo. Grazie
a
questo film, che ha vinto i più importanti
premi in tutto il mondo, possiamo conoscere
le loro vite per noi così affascinanti.
I cacciatori di tenebre
Regia: Eric Valli e Alain Majani; Produzione:
MDI Productions - Parigi - 1990; Durata:26';
colore - in italiano
"Dovunque volano gli uccelli,
noi andiamo".
Qui lo chiamano l'oro bianco, questi
uomini
sono alla ricerca di un tesoro: i nidi
di
rondine. In cima alle montagne, in
mezzo
alle voragini, vanno fin dove arrivano
gli
uccelli. Per raccogliere questa ricercatissima
leccornia, Sahat e Ip esplorano grotte
immense
con l'unico sostegno di corde e canne
di
bambù.
Questo film, girato per la prima volta
nelle
grotte dell'arcipelago delle Andamane,
ha
ricevuto riconoscimenti, tra cui le
nominations
all'Oscar e all'International Emmy
Award,
e premi in tutto il mondo.
San Valentin
La Spedizione Sudafricana - The South African
Expedition
Regia e fotografia: Nic Good; Soggetto:
Emma
Van De Vliet, Brian Valentine; Produzione:
FRESH AIR CREW - Cape Town - 1996;
Durata:26';
colore - in inglese con sottotitoli
in italiano
Il Monte San Valentin è la vetta più
alta
della Patagonia Cilena settentrionale.
Sei
giovani alpinisti sudafricani tentano
di
scalarlo organizzando una piccola spedizione
che da Puerto Montt, a mille chilometri
da
Santiago, raggiunge via mare i margini
del
ghiacciaio San Raphael e da qui la
vetta
dopo due settimane di peripezie lungo
una
crepacciata distesa di ghiaccio e le
ripide
pareti della montagna. Nulla di eccezionale,
una spedizione come tante, ma è il
modo di
raccontarla che rende questo film unico
ed
estremamente emozionante. Non c'è infatti
traccia di retorica, nessun intento
celebrativo:
sono la spontaneità ed il buonumore
di questo
gruppo di ragazzi i veri protagonisti
di
un "piccolo" film che ogni
cineasta
alpinista poteva realizzare e che invece
davvero mancava nel panorama del cinema
di
montagna.
La zona della morte
La zone de la mort
Regia e soggetto: Claude Andrieux
Fotografia: Jean Pierre Chaligné, Michel
Monnaie, Armand Rouleau
Fotografia in quota: Jean Afanassieff,
Pierre
Beghin, Jean Christophe Lafaille, Christophe
Delachat
Montaggio: Françoise Bernard
Produzione: MC4 - Paris - 1996
Durata:26' Prezzo: L. 29.900 Codice:
VVH00138
colore - in italiano
Sopra la fatidica quota di ottomila
metri
sul livello del mare il confine tra
la vita
e la morte diviene estremamente labile.
È
"la zona della morte", un'espressione
introdotta da Reinhold Messner per
indicare
la parte sommitale delle montagne più
alte
della Terra, l'incubo di tutti gli
alpinisti
che tentano di salirle. Ehrart Loretan,
il
terzo uomo ad aver scalato i quattordici
ottomila, Kurt Diemberger, che ha attraversato
nella sua carriera l'intera storia
della
conquista himalayana, e molti altri
protagonisti
dell'alpinismo extraeuropeo si confrontano
sulle loro esperienze estreme ai limiti
delle
possibilità umane.
Légende des Tropiques
L'envers du decor
Regia, soggetto e sceneggiatura: Rémy
Tezier;
Fotografia: Rémy Tezier e Gilles Sourice;
Produzione: Rémy Tezier (St. Gilles
- Ile
de la Réunion; Durata:52'; colore -
in francese
con sottotitoli in italiano
Ai tropici, in mezzo all'Oceano Indiano,
tra le foreste lussureggianti dell'isola
della Réunion spuntano montagne di
tremila
metri, pareti di roccia a strapiombo
e canyon
impressionanti. Un terreno d'avventura
eccezionale
e inesplorato, poichè gli abitanti
di quest'isola
non hanno certo tempo da perdere facendo
scalate. Ma Gilbert, con i suoi quindici
anni, la pensa diversamente. Da quando
due
guide alpine francesi si sono trasferite
sull'isola lui ha cominciato a seguirle
nelle
loro esplorazioni. Le bellezze, le
arrampicate
ed il torrentismo della Réunion ci
vengono
così raccontati attraverso le esperienze
di un suo giovane abitante. Nella seconda
parte vediamo poi quali difficoltà
e quali
tecniche comporta la realizzazione
di un'opera
come questa: un'altra grande esperienza
per
Gilbert.
L'Echo du Tien Shan
Regia, soggetto e sceneggiatura: K-Soul
Cherix;
Sceneggiatura e montaggio: K-Soul Cherix;
Produzione: Triangle Vert Productions
(Evionnaz,
Suisse); Durata:49'; colore - in francese
con sottotitoli in italiano
Tien Shan, Kirghizistan, Khan Tengri,
Pobieda.
Nomi insoliti e pieni di fascino. Massicci
montuosi, Paesi, cime di 7000 metri
a noi
completamente sconosciuti. Eppure,
là fuori,
questi luoghi esistono davvero. E non
sono
nemmeno così remoti. Elicotteri e campi
base
fissi ne fanno una zona di scalate
relativamente
accessibile. In questo regno di montagne
fantastiche ogni estate arrivano da
tutta
la ex Unione Sovietica ingegneri, geologi,
fisici. Nella maggior parte dei casi
hanno
perso il loro impiego statale e convergono
qui, a 4000 metri, per arrotondare
i magri
stipendi lavorando come guide alpine.
Un
loro giovane collega svizzero ci racconta
con sincerità, delicatezza e buonumore
la
loro storia. Una vita tra mille difficoltà:
scalare montagne, costruirsi l'attrezzatura,
affrontare una società completamente
cambiata.
The Fatal Game
Regia: Richard Dennison; Fotografia:
Andrew
Salek; Sceneggiatura: James Heyward
e Richard
Dennison; Produzione: James Heyward
(Queenstown,
New Zealand); Durata:52'; colore -
in inglese
con sottotitoli in italiano
"Nessuno va sulle montagne per
morire".
È chiaro, ma l'alpinismo è un gioco
pericoloso,
una passione che uccide. Gli incidenti
accadono
e l'Everest non è certo una montagna
da sottovalutare.
Lo scalatore australiano Mike Rheinberger,
52 anni, ha già provato sei volte a
raggiungere
il tetto del mondo. Alla settima spedizione,
nel '94, finalmente riesce a coronare
il
suo sogno insieme all'amico Mark Whetu.
Ma
è già il tramonto e i due sono costretti
al bivacco: il freddo aumenta, l'ossigeno
finisce, le forze anche. Mark non vuole,
ma alla fine, per salvare se stesso,
è costretto
ad abbandonare l'amico. Così la gioia
della
vetta si trasforma nelle parziali amputazioni
agli arti congelati e nell'incubo di
essere
responsabile della morte di Mike. Uscirne
non sarà facile. Ma l'alpinismo che
uccide
un uomo può farne tornare un altro
a vivere.
Documentazione di una inopportunità
Regia, fotografia e soggetto: Gerhard
König;
Musica: Peter Herbert; Montaggio: Daniel
Pohacker; Produzione: Co & Kings
(Austria,
1995); Durata:32'
Come in un'incredibile danza, Beat
e Conny
Kammerlander scalano una parete considerata
una delle più difficili vie di arrampicata
sportiva del mondo, nelle Alpi austriache.
Sei lunghezze di corda, sei tiri per
la parete
sud della quarta Kirchlispitze. Il
tempo
si ferma, mentre lo spettatore rimane
con
il fiato sospeso, affascinato dall'armonia,
concentrazione e perfezione dei movimenti
dei due protagonisti. Anche la bellissima
musica di Peter Herbert gioca un ruolo
importante
in questo strano film, così diverso
dai film
di arrampicata che siamo abituati a
vedere,
così spirituale ed essenziale. La musica
che ha il sopravvento durante i momenti
più
facili e diventa veloce come i movimenti
per poi ridiventare minimale lasciando
spazio
al suono in presa diretta e accompagnando
il respiro affannoso e ogni più piccolo
rumore
della salita. La frase finale, poi,
ci dice
molto sulla personalità del regista.dinamico
e avvincente, valorizzato da una eccezionale
colonna sonora che rende lo spettatore
partecipe
della lotta per la conquista della
vetta
e contro l'imperversare del maltempo
che
impera costantemente su queste terre
australi.
Come scorre il tempo
Regia e soggetto di Dana Vávrová; Fotografia
di J. Wilsmaier, P. v. Haller; Una
produzione
di Perathon Film GmbH (Germania, 1995);
Durata
: 83'
Hubert von Goisern e i suoi Alpinkatzen
sono
le star della countrymusic tedesca.
Dalla
magia delle montagne hanno da sempre
tratto
la loro ispirazione. All'apice del
successo,
la band decide di separarsi. Il film
riprende
il loro ultimo concerto nel Circus
Crone
di Monaco. Le immagini del concerto
si alternano
con quelle delle montagne, mostrando
lo stretto
legame tra la musica e gli elementi
naturali.
Hubert von Goisern ha conquistato una
grande
reputazione internazionale, grazie
al suo
carisma e attraverso la peculiarità
delle
sue tendenze artistiche. Ultimamente
si è
impegnato socialmente e si è dedicato
attivamente,
tra l'altro, alla lotta per la liberazione
del Tibet. |

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