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I VIDEO

I CAPOLAVORI DEL CINEMA DI MONTAGNA
a cura di Valeriana Rosso per Vivalda Editori


Monte Bianco: la grande cresta di Peuterey
(Mont Blanc - Der Grosse Grat von Peuterey)
Regia di Kurt Diemberger

L'autenticità del cinema di montagna tocca i suoi vertici, forse per la prima volta, con quest'opera del salisburghese Kurt Diemberger. Un alpinista di punta si accinge a una doppia impresa: realizzare una terribile, lunghissima, avventurosa scalata sulle Alpi e nel contempo fissarla in pellicola, per offrire un avvincente documentario e far rivivere al pubblico, in simbiosi con l'autore, le vicissitudini, l'aspra battaglia, le emozioni e infine la felicità della vittoria.

Totem
Regia e soggetto di Robert Nicod; Fotografia di Robert Nicod e Benoit Nicoulin; Musica di Yann Gazay; Montaggio di Sylvain Huet; Protagonisti: Alain Bultel, Ron Kauk e Philippe Plantier; Durata: 42'

Due scalatori, un fotografo e un'aquila ci introducono nell'ambiente fantastico delle rocce della Monument Valley, Utah, Stati Uniti. Nello scenario meraviglioso e abbagliante del deserto americano i protagonisti- con l'eccellente interpretazione dell'aquila - danno vita ad una storia piena di imprevisti.

Abîmes - Calanques
Regia e fotografia di Gilbert Dassonville, Una produzione Ceres Film (Parigi) 1962 - 1966, Durata: Abîmes (17') Calanques (12')

Cento metri al giorno. La cordata di Sorgato e di un suo compagno procede lentissima sulla nord della Cima Grande di Lavaredo. A metà della strapiombante parete sporgono già sessanta metri fuori dalla base, mentre si preparano per il terzo bivacco appesi ai chiodi. Improvvisamente il chiodo si sfila... Abîmes è la ricostruzione girata in parete della stessa odissea capitata 11 anni prima. Il regista Gilbert Dassonville, compiendo a sua volta un autentico exploit, ha lavorato sulla nord sempre con una cinepresa di 35 mm.

La parete (Die Wand)
Regia di Lothar Brandler; Fotografia di Lothar Brandler; produzione di E.Geer, Munchen Film - Bayerischer Rundfunk 1974; Durata: 28'

La nostalgia di una conquista giovanile - proprio come accade per il primo autentico amore - fa ritornare un cinquantenne, in completa solitudine, sugli strapiombi di una parete famosa, per rivivere quelle gioie indimenticabili. Il film rivela l'autenticità e la genuinità dei sentimenti espressi. Se l'alpinismo antico era in qualche modo raccontato come una fiaba, ebbene, La Parete è una fiaba. Che possiamo apprezzare perché è davvero dolce e vera.

La grande conquista (Der berg ruft)
Regia e sceneggiatura di Luis Trenker; Fotografia di Sepp Allgeier; Produzione di Luis Trenker, 1937; Durata: 90'

Un classico degli anni Trenta, il più famoso film di montagna di Luis Trenker. La prima edizione "muta" è del 1928, con Trenker primo attore nelle vesti di Antonio Carrel. Nel 1937 Trenker si impossessa letteralmente del film trasformandolo a suo piacimento e offrendone una versione completamente nuova. Il soggetto è la corsa per la conquista del Cervino nel 1865 da parte della guida valdostana Antonio Carrel e dell'alpinista inglese Edward Whymper. Fu la prima vera esplicita competizione finalizzata al raggiungimento delle vette più alte delle Alpi.

Masino primo amore
Regia di Adalberto Frigerio; Durata: 37'

La macchina da presa dentro gli storici anfiteatri alpinistici delle Alpi Retiche partendo dalla Val Masino. In questi luoghi torna un alpinista, carico di sentimenti e nostalgie, e curioso di rivedere i luoghi delle sue battaglie di conquista, condotte in gioventù con spirito prevalentemente sportivo. I suoi occhi letteralmente scoprono inedite visioni, le praterie, i boschi, le nevi eterne, le guglie aguzze nel cielo. Un mondo fatato che gli appare con i suoi incantesimi, le sue dolcezze e di cui puŽ godere oggi per la tranquillità interiore e l'appagamento delle ansie giovanili.Italia K2

Italia K2
Regia di Marcello Baldi; Fotografia di Mario Fantin; Sceneggiatura di Marcello Baldi, Dino Bortolotti, Lionello De Felice; Musiche di Teo Usuelli; Produzione del Club Alpino Italiano - Cinematografica K2 - 1955
Durata: 92'

"Italia K2" é il documento filmato della famosa prima ascensione della seconda vetta dell'Himalaya (8.616 m) ad opera di una spedizione italiana minuziosamente e "militarmente" guidata dall'ingegnere Ardito Desio. Film spettacolare e poetico, é il racconto di un mondo eroico ormai scomparso.

La via é la meta
La parete nord delle Grandes Jorasses
(Der Weg ist das Ziel - Die Grandes Jorasses Nordwand)

Regia - sceneggiatura e fotografia di Gerhard Baur; Musica di Stefan Melbinger; Produzione di Bayerischer Rundfunk - Monaco di Baviera (Germania) 1985
Durata: 50'

Agli inizi degli anni Trenta la parete nord delle Grandes Jorasses rimane ancora uno dei grandi "problemi" irrisolti delle Alpi. Molti tentativi anche tragici vanno a vuoto. Nel 1934 quattro cordate tentano contemporaneamente la conquista. Tre desistono per il maltempo (i francesi Charlet e Greloz, gli italiani Gervasutti e Chabod e due austriaci rimasti ignoti). Insistono i tedeschi Rudolf Peters e Peter Haringer. Ma la conquista fallisce e Haringer muore.É pericoloso sporgersi

E' pericoloso sporgersi
Regia - sceneggiatura e fotografia di Robert Nicod
Musica di Yann Gazay; Produzione di Gamma TV - Nicod R./Nicod C. - Tolone (FR), 1985; Durata: 28'

"Ci siamo anche noi" sembra dire questo arioso documentario di arrampicata sulle verticali pareti del Verdon in Francia, tra le più ambite ma difficili palestre preferite dagli scalatori. Non é dunque soltanto terreno di capacità, d'audacia riservato agli uomini. Vi si cimentano, in arrampicata libera, tra lo stupore e l'ammirazione dei maschi presenti, Catherine Destivelle, fresca vincitrice delle prime e storiche competizioni di Bardonecchia (1985) e la torinese Monica Dalmasso; due audaci atlete del mondo verticale

El Capitan
Regia - sceneggiatura e fotografia di Fred Padula
Musica di Mayuzumi e Padula; Produzione di Fred Padula - Mill Valley California (USA) 1977; Durata: 60'

Una straordinaria rappresentazione dell'alpinismo acrobatico statunitense sulla vertiginosa parete del famosissimo "Nose" di El Capitan, nella Yosemite Valley in California. Quattro scalatori sono i protagonisti di questo film emozionante, tra di essi Lito Tejada Flores, divenuto poi regista a sua volta. I novecento metri della grande parete permettono ai quattro (e al regista) di offrire il meglio del loro repertorio di audacia, tecnica e classe.

Una cordata europea / Direttissima
Regia e fotografia di Lothar Brandler; Produzione di Lothar Brandler - Monaco di Baviera (Germania) 1964; Durata: 13'

Tre famosi alpinisti, il francese Pierre Mazeaud, il tedesco Winfried Ender e l'italiano Roberto Sorgato si ritrovano alla base delle Tre Cime di Lavaredo e decidono di riunirsi in un'unica cordata - idealmente europea, per un'Europa unita - per scalare la "direttissima" della parete Nord della Cima Grande per l'itinerario aperto nel 1958 proprio dal regista Brandler. É un racconto per immagini preciso, con sequenze agili, rapide, congeniali agli strapiombi di una classica e magica parete delle Dolomiti.

Cumbre
Regia e fotografia di Fulvio Mariani; Musica di Lucia Mariani; Produzione TSI - Televisione Svizzera/New Rock S.A.; Durata: 40'; Prezzo: Lit 34.900

Il grande scalatore svizzero Marco Pedrini, purtroppo scomparso, rientra alle tre del mattino, illuminato dalla luna, dalla prima ascensione solitaria e in giornata del mitico Cerro Torre in Patagonia. Un'impresa clamorosa. Tornerà ancora due volte sulla vetta, con l'amico regista Mariani, per completare le spettacolari riprese che illustrano la sua sfida vittoriosa al versante Est, lungo la via Cesare Maestri, su una montagna-simbolo dell'alpinismo.

Christophe
Regia e sceneggiatura di Nicolas Philibert; Fotografia di Laurent Chevallier; Musica di André Giroud; Produzione di MC - Grenoble (F) 1985; Durata: 28'

La spettacolare arrampicata di Christophe Profit, erede dell'alta scuola francese dei Lionel Terray, Jean Couzy, Georges Livanos, Gaston Râbuffat, René Desmaison, che nel 1985 ripete in solitaria, in tre ore e mezza, la liscia muraglia della parete ovest del Petit Dru, nel gruppo del Monte Bianco, per la via diretta americana. Il film é una fedele ricostruzione di quell'impresa eccezionale, un documentario girato "al naturale" con una prestazione "in diretta" del protagonista così realistica da far sudare le mani allo spettatore col fiato sospeso, specie nell'interminabile "diedro di novanta metri" in arrampicata libera e senza protezioni.

Discese
Regia e sceneggiatura di Jean Afanassieff e Jean-Marc Boivin; Fotografia di Roland Theron e Pierre Bouhin; Musica di Gèrard Vincent; Produzione di MC4-Cinevision-Antenne 2 (F) 1987; Durata: 26'

Le imprese raccontate in questo film erano consciute sin dalla fine degli anni Settanta, ma quando il cinema ce le presentò ci sbalordimmo oltre ogni immaginazione. L'alpinismo e lo sci estremo avevano davvero toccato i limiti del possibile. Jean-Marc Boivin, l'uomo montagna, aveva già disceso la parete est del Cervino con gli sci, poi la nord in arrampicata e infine col deltaplano, in meno di un giorno. Ma in meno di un giorno - come qui ci racconta Jean Afanassieff - scende nel gruppo del Bianco con gli sci, prima dalla Ovest del Moine (in prima assoluta), poi dai Drus e dall'Aiguille Verte (ancora in prima assoluta) e infine dalle Courtes e dalle Grandes Jorasses, con finale in parapendio.

Fitz Roy
Prima ascensione del versante sud-ovest
Regia e fotografia di Lito Tejada Flores; Musica di Art Rochester; Una Produzione di Douglas Tompkins e Yvon Chouinard (USA) 1969; Durata: 29'

Alla fine degli anni '60 i californiani erano al centro del mondo alpinistico non tanto per l'audacia, quanto per le straordinarie capacità fisiche sostenute da nuovi e raffinati mezzi tecnici (chiodi speciali in acciaio, cunei in alluminio ecc) poi utilizzati da Gary Hemming e John Harlin sul Monte Bianco. Quattro scalatori statunitensi, in arrivo dalla Yosemite Valley, vanno a cimentarsi con l'inviolato pilastro sud-ovest del Fitz Roy nella gelida Patagonia. Si tratta di Yvon Chouinard, Chris Jones, Doug Thompkins e Richard Dorworth, diretti dallo scalatore, cineasta e operatore in parete Lito Tejada Flores. Raggiungono la vetta dopo trenta ore di durissima ascensione (VI grado e A2, progressione artificiale severa e difficoltà di ghiaccio estremo). Per sei giorni una violenta bufera li aveva bloccati alla base. Il vento non abbandonerà mai la cordata. Nessuna ricostruzione successiva e riprese in diretta per un documentario mozzafiato.

Montagne in fiamme
(Berge in flammen)

Regia: Luis Trenker e Karl Hartl; Soggetto e sceneggiatura: Luis Trenker; Fotografia: Allgeier, Benitz, Vitrotti; Musica: Giuseppe Becce; Interpreti: Luis Trenker (Florian Dimai), Lissi Arna (Pia, sua moglie), Luigi Serventi (Arturo Franchini); Produzione: Marcel Vandal e Charles Delac, Tonfilm Produktion GmbH, Berlino, 1931; Durata: 98'

É la prima opera diretta e interpretata da Trenker. "Finalmente un film tutto mio!" esclamò allora, nel 1931. La parola, in questa pellicola, é lasciata alla montagna. Dunque roccia, neve, mitragliatrici, dinamite e viso di Trenker. Il film é un documento a favore delle Dolomiti e contro la guerra del 1915-1918 sul fronte austro-italiano. L'altoatesino Florian Dimai é soldato nell'esercito austro-ungarico. Dall'alto dei monti egli può vedere il paese natío.Vi abitano ancora la moglie e il bambino. Ma anche un suo amico e compagno di scalate, il conte Arturo Franchini, ufficiale italiano che partecipa alla posa di mine per far saltare gli austriaci sul Col Alto. Dimai-Trenker nottetempo scende in paese a spiare i nemici italiani. Viene a sapere delle mine. Avverte i compagni appena in tempo per salvarsi. Alla fine della guerra i due ritornano a scalare insieme. La guerra, atroce, é soltanto un ricordo.

Broad Peak 78
3 bivacchi per un ottomila

Regia e sceneggiatura di Yannick Seigneur e Gilles Sourice; Fotografia di Gilles Sourice; Musica di Jean Michel Jarre; Una Produzione di Yannick Seigneur - Chamonix (F) 1978; Durata: 29'

Il Broad Peak, nell'Himalaya del Pakistan, era già stato salito, per l'itinerario scelto da Seigneur, dal leggendario Hermann Buhl nel 1957 con tre compagni (tra i quali Kurt Diemberger), in stile alpino. Ma Buhl impiegò dal campo base alla vetta (8048 m) ventiquattro giorni. Il messaggio rivoluzionario non è tanto aver illustrato la possibilità di realizzare lo stesso obiettivo in soli quattro giorni (e tre bivacchi), quanto aver spiegato come l'alpinismo, per compiere un balzo in avanti, doveva essere sostenuto dalla capacità di soffrire prima dell'impresa, durante mesi durissimi di allenamento in palestra, sui sentieri e sulle rocce, per poter poi "correre" sulla parete. Yannick e Georges Battembourg, senza portatori, con il cameramen sino a 7300 m (poi girarono essi stessi), raggiunsero la vetta himalaiana, con la tendina sempre in spalla, felici.

Lettere d'amore dall'Engadina
(Liebesbriefe aus dem Engadin)

Regia di Luis Trenker e Werner Klinger; Soggetto e sceneggiatura di Luis Trenker e Hans Sassmann; Fotografia di Hans Hertl, Walter Riml, Klaus von Rautenfeld, Karl Puth; Musica di Giuseppe Becce;
Interpreti: Luis Trenker (Toni Anewanter), Carla Rust (Dorothy Baxter), Erika Von Thellmann (sorella di Toni), Charlotte Daudert (Costance Farrington); Una produzione di Luis Trenker-Film GmbH, 1938; B/n - in lingua tedesca - sottotitoli in italiano; Durata: 97'

Forse l'unica commedia leggera di Trenker, che quando non ha gli sci ai piedi, la piccozza e la corda in mano, é impacciato, burbero e irascibile. Ma sa sciogliersi anche lui dinanzi agli occhi di una fanciulla che lo vuole a tutti i costi. Tuttavia, per tutto il film (eppure nel 1938 già accadeva, pensiamo a Clark Gable...) nessun bacio. Il furbo direttore di un albergo dell'Engadina, in una stazione sciistica dove Toni-Trenker fa il maestro di sci, spedisce a decine false lettere d'amore a clienti lontane, le quali volentieri ritornano, per lo sci e per Toni. Come Costance e la sua amica Dorothy, attratta da Toni-Trenker, che le insegna ad arrampicare e sciare. Anima semplice e candida, egli non pensa che alle sue montagne, finchè si scopre l'inganno. Senza recitazioni esemplari, la commedia si riscatta nel finale, con una straordinaria discesa in sci da un pendìo di sogno e col pezzo di bravura di Toni-Trenker che, trainato dal treno (che gli porterebbe via l'amata), vola sugli sci lungo la massicciata e dentro di essa. Uno spaccato di cinema davvero grande.

Little Karim
Regia e soggetto: Laurent Chevallier; Musica: Bernard Prudhomme; Produzione: MC4, Grenoble, 1985; Durata: 52'; colore - sottotitoli in italiano

Ecco un classico: la tenera, umanissima storia di un portatore dell' Himalaya del Pakistan (hunza) che, già ricco di tante esperienze, raggiunge, in servizio con i compagni in una spedizione francese al Gasherbrum II, alfine la vetta di una montagna, toccando la magica quota degli 8000. Little Karim, allora ventiseienne, un metro e cinquanta, racconta se stesso e la spedizione, vista una volta tanto con gli occhi non di un alpinista che porterà a casa una conquista, ma con quelli di un semplice lavoratore che porterà a casa il pane. Un film bellissimo, che rende l'onore dovuto alla gente che Karim rappresenta. Ed è la prima volta che l'alpinista europeo nasconde se stesso, in un documentario "d'impresa", per mettere in primo piano un portatore. In fondo l'eroe è lui, Little Karim.

Sciare nel vuoto
(Le skieur du vide)

Regia e soggetto: Alain Tixier; Fotografia: Alain Tixier, Christian Gaume, Guy Meauxsoone; Musica: Regis Peters; Protagonista: Pierre Tardivel; Produzione: MC4, Grenoble, 1989; Durata: 26'; colore - in lingua francese - sottotitoli in italiano

Classico documentario del cinema d'exploit, questo film è il risultato di due impegni: quello sportivo-avventuroso di Pierre Tardivel, biondissimo francese, all'epoca (1989) venticinquenne, e quello degli autori dell'opera cinematografica che a quell'impegno è legata: se fallisse l'uno, fallirebbero anche i secondi, salvo catastrofi. Tardivel è uno sciatore estremo (40 "prime" discese) della terza generazione e la montagna del film è estrema: la nord de "Les Courtes" (Monte Bianco), lungo la via degli svizzeri e degli austriaci, parete della storia dell'alpinismo, 900 metri di ghiaccio con pendenze sino a 65 , da discendere con gli sci tra roccette e salti mozzafiato. Emozionante avventura dell'11 giugno 1989 di un grandissimo campione e temerario alpinista.

L'uomo di legno
Regia e fotografia: Fulvio Mariani; Musica: Daniele Mainardi; Soggetto e sceneggiatura: Andrea Gobetti; Protagonisti: Mauro Corona, Marianna Gobetti; Produzione: T.S.I. Lugano 1995; Durata: 42'; colore - in lingua francese - sottotitoli in italiano

Ritratto di Mauro Corona, famoso alpinista, brillante scrittore e scultore di grande talento e forza espressiva. Protagonista di storiche e appassionate baldorie, vive a Erto, nella valle del Vajont. Artista sensibile, il creatore degli uomini di legno trae dalla natura stimoli per la sua arte che trasforma gli alberi di un bosco in una moltitudine di figure, sempre originali, spesso poetiche. E anche noi, come la bambina che lo accompagna nelle sue passeggiate, vediamo con gli occhi della sua fantasia e seguiamo attraverso le sue grandi mani che scorrono rispettose le inclinazioni del legno, la nascita della statua di Sierva Maria.

La parete che non c'è
Regia Fotografia: Michele Radici; Fotografia:Michele Radici, Lorenzo Cosson, Fabio Cianchetti; Sceneggiatura: Michele Radici e Stefano De Benedetti; Protagonisti: Stefano De Benedetti, Giorgio Passino; Produzione: Istituto Luce - Italnoleggio Cinematografico, Roma - 1986
Durata: 50'

Storia a soggetto che racconta il dramma umano di uno sciatore estremo. Giorgio Passino, guida alpina e fortissimo sciatore, dopo mesi di allenamento con il suo miglior amico, Stefano De Benedetti, giunto in vetta scopre che lo strato di neve è insufficiente per dare a due sciatori quel minimo, ma davvero minimo, margine di sicurezza che rende queste imprese degli exploit e non dei tentativi di suicidio. Si sacrifica e torna indietro, lasciando all'amico la discesa della parete. Si tratta dell'Aiguille Blanche, da est, 4000 metri nel gruppo del Monte Bianco, 700 metri di dislivello. Stefano si tuffa sul terribile pendìo. Lo spettacolo è emozionante, non c'è fiction cinematografica. Bravissimi gli operatori in parete, appesi chissà dove. Fuori campo, le riflessioni, le motivazioni, le confessioni dei due, sincere e commoventi.

La metà della gloriacolore
Regia: Alex Mayenfisch; Fotografia: Camille Cottagnoud; Soggetto e sceneggiatura: Alex Mayenfisch e Claude Muret; Produzione: CLIMAGE, Lausanne, 1995; Durata: 45'

All'inizio degli anni '50 la conquista del mitico terzo polo della Terra è all'ordine del giorno. L'Everest, 8848 metri, ha già respinto sette tentativi britannici dal versante Nord tra le due guerre. L'occupazione cinese del Tibet nel 1950 chiude questa via: per reazione politica il Nepal si apre timidamente al mondo occidentale. Tra la sorpresa generale i primi beneficiari dell'autorizzazione all'accesso dal versante Sud, nel 1952, non sono gli inglesi bensì gli svizzeri. La "Fondation suisse pour les explorations alpines" affida la missione a un gruppo di alpinisti ginevrini. Il 27 maggio il noto alpinista Raymond Lambert e lo sherpa Tenzing, a 200 metri dalla vetta, debbono rinunciare. È una sconfitta, ma anche l'apertura della via per il colle Sud. Quando, l'anno seguente, l'inglese Edmund Hillary e lo sherpa Tenzing raggiungono la vetta seguendo la "via dei ginevrini", il primo gesto della spedizione britannica è l'invio di un telegramma agli svizzeri: "A voi una buona metà della gloria". 40 anni dopo gli alpinisti ginevrini rievocano il passato con le immagini della spedizione.

La signora del vuoto
(La maîtresse du vide)

Regia, soggetto e sceneggiatura: Jean Afanassieff; Fotografia: Roland Théron; Protagonista: Lynn Hill; Produzione: MC4 - France 3 Montagne, 1994;
Durata: 26'

Il regista ci offre un ritratto della fuoriclasse Lynn Hill, più volte campionessa del mondo di arrampicata sportiva, ritiratasi poi per dedicarsi alle grandi pareti. Il film documenta una delle più grandi imprese nel campo dell'arrampicata sportiva, importante quanto la prima salita all'Everest senza ossigeno: la conquista del Capitan, mille metri di parete, attraverso il mitico Nose - la via più celebre e difficile - in scalata libera in un solo giorno. Con esemplare lucidità narrativa, il regista ci rende inoltre partecipi delle riflessioni di Lynn Hill sull'arrampicata moderna: dalla ricerca del piacere puro alle competizioni, dall'allenamento nelle gole del Verdon, nel sud della Francia dove ora vive, alla sua filosofia di vita.

Everest - dal mare alla vetta
Regia, soggetto e sceneggiatura: Michael Dillon; Fotografia: Michael Dillon, Tim Macartney-Snape; Musica: Dave Skinner; Produzione: Michael Dillon Film Enterprises, Australia, 1992; Durata:61'; colore - in italiano

Tim Macartney-Snape, il protagonista di questo film, ha tracciato, nel 1984, una nuova via sull'Everest senza ossigeno. Ma ora ha un altro scopo: percorrere a piedi il tragitto dal mare, Golfo del Bengala, alla vetta dell'Everest. Il regista segue lui e la moglie Ann Ward, medico, lungo gli oltre 800 Km che lo separano dalla vetta, traversata a nuoto del fiume Gange compresa! Caos, inquinamento, pericoli, difficoltà, malattie e il fascino di luoghi e di un'impresa fuori dal comune. Poi il campo base, a 4000 metri dalla vetta, dove la moglie si fermerà e seguirà trepidante il marito via radio. Tim inizia la salita dal ghiacciaio Khumbu e dopo varie disavventure raggiunge la vetta, tra l'emozione generale, anche nostra, e la commozione della moglie.
Con un numero straordinario di premi, presenze, proiezioni e passaggi televisivi ovunque nel mondo, questo film è stato definito dal direttore del Festival dei Festival, organizzato dal Club Alpino Svizzero, "il miglior film di montagna degli ultimi dieci anni".

Il figliol prodigo
Regia: Luis Trenker e Werner Klinger; Soggetto: dal romanzo omonimo di Luis Trenker; Sceneggiatura: Luis Trenker, Arnold Ulitz, Reinhart Steinbicker; Fotografia: Albert Benitz, Reimar Kuntze; Musica: Giuseppe Becce; Produzione: Deutsche Universal Film, 1934; Durata: 91'; bianco e nero - in tedesco con sottotitoli in italiano

Considerato unanimemente il capolavoro di Trenker, questo film è citato in tutti i libri di storia del cinema per le anticipazioni del neorealismo e per alcune soluzioni geniali come la scena della dissolvenza incrociata tra il massiccio del Sella e i grattacieli di Manhattan, magistrale sintesi del viaggio di Toni da un mondo a un altro. Toni, montanaro bavarese e guida per i turisti, salva la vita della figlia di un milionario americano che lo invita a trasferirsi a New York. Attratto dalla possibilità di una nuova vita, Toni parte, ma a New York scopre che l'amico e la figlia sono in viaggio. Solo, senza soldi e senza la possibilità di trovare un lavoro in un Paese che contava allora dieci milioni di disoccupati, Toni vaga sempre più disperato arrivando a rubare vergognoso un pezzo di pane per sfamarsi, sotto lo sguardo comprensivo di un poliziotto. Ritrova infine casualmente il suo amico milionario e la figlia si offre di sposarlo, ma Toni capisce che il suo mondo è un altro e la nostalgia delle sue montagne lo riporterà a casa, in Baviera, dove troverà ad attenderlo la sua fidanzata d'un tempo.

Torre del vento
1974 - La conquista del Cerro Torre - Parete Ovest
Riprese filmate, regia e montaggio: Mimmo Lanzetta; Componenti della spedizione: Casimiro Ferrari, Gigi Alippi, Pierlorenzo Acquistapace, Daniele Chiappa, Mario Conti, Claudio Corti, Giuseppe Lafranconi, Pino Negri, Ernesto Panzeri, Angelo Zoia, Sandro Liati; Produzione: dei Ragni di Lecco; Durata: 41'; colore - in italiano

Nel 1974 ricorreva il centenario di fondazione della Sezione del CAI di Lecco. Per celebrare l'evento il Gruppo Ragni di Lecco decise di organizzare la spedizione al Cerro Torre nelle Ande Patagoniche. A capo della spedizione fu posto Casimiro Ferrari che già nel 1970 aveva tentato la scalata lungo la parete ovest. Gli altri undici componenti della spedizione furono selezionati tra il fior fiore dell'alpinismo lecchese. L'attacco iniziò nel dicembre del 1973, ma solo il 13 gennaio 1974 venne conquistata la vetta. Questo film descrive tutte le fasi dell'impresa con dovizia di dettagli, mediante un montaggio dinamico e avvincente, valorizzato da una eccezionale colonna sonora che rende lo spettatore partecipe della lotta per la conquista della vetta e contro l'imperversare del maltempo che impera costantemente su queste terre australi.

K2 - Sogno e destino
Regia e soggetto: Kurt Diemberger; Fotografia: Kurt Diemberger, Julie Tullis; Produzione: BIBO TV - Bad Homburg - 1989; Durata:60'; colore - in italiano

L'autentica documentazione di una delle più gravi tragedie dell'Himalaya, Kurt Diemberger e Julie Tullis, il "film-team più alto del mondo", ritornano al K2, la seconda montagna della Terra (8611 metri), dopo due precedenti tentativi, per scalare la loro "montagna delle montagne"; il sogno di tutti gli alpinisti delle nove spedizioni presenti al campo base in quella drammatica estate del 1986. Tredici alpinisti di sette nazioni, compreso l'italiano Renato Casarotto, perdono la vita. Kurt e Julie, nel loro ultimo tentativo, raggiungono la cima dei loro sogni, ma Julie e altri quattro muoiono durante la discesa, prigionieri della tempesta a 8000 metri.

Khangri La montagna
Regia: Nabin Subba; Fotografia: Suresh Manandhar; Soggetto e sceneggiatura: Sundar Joshi; Musica: Sur Sudha; Produzione: SUNDAR JOSHI & A.P. SHERPA, Kathmandu - Nepal; Durata:77'; colore - in italiano

Finalmente un film sulle condizioni di vita degli sherpa girato e prodotto da nepalesi. Una lunga riflessione sugli inevitabili cambiamenti, non sempre positivi, provocati dal grande afflusso di turisti e alpinisti nella regione del Khumbu. Se i benefici economici sono fuori di dubbio, è lecito chiedersi se il prezzo che gli abitanti di quella regione pagano per tali benefici non sia troppo alto. Dediti in gran parte alla professione di sherpa, attratti dai facili e maggiori guadagni, troppi uomini hanno lasciato la vita su quelle montagne, troppe famiglie sono state decimate da questo miraggio di gloria e denaro. Pemba, il protagonista, ex scalatore vissuto all'estero per molti anni, osserva questa nuova realtà, questo paese così diverso. Gli antichi monasteri hanno lasciato il posto a edifici di cemento, l'illuminazione elettrica è quasi ovunque. La donna di cui era innamorato è diventata monaca dopo che il marito è morto in una spedizione. Pemba va a trovare la vedova di un suo amico sherpa morto in montagna e costei chiede il suo aiuto per dissuadere il figlio a seguire le orme del padre. Ma il ragazzo è irremovibile e parte con una spedizione. Arriverà la notizia che ha scalato l'Everest e, subito dopo, un'altra notizia: il ragazzo è stato travolto da una valanga. È la fine di una generazione di sherpa.

Everest senza maschera
La prima ascensione senza ossigeno
Regia e fotografia: Leo Dickinson; Soggetto: Ian McNaught Davis; Produzione: HTV Wales - Cardiff - GB; Durata:54'; colore - in italiano

8 maggio 1978. Si celebrano i 25 anni della grande impresa di Hillary e Tenzing. Nel corso di una spedizione austriaca guidata da Wolfgang Nairz, l'altoatesino Reinhold Messner e l'austriaco Peter Habeler salgono in vetta all'Everest, per la prima volta nella soria dell'alpinismo, senza far uso di bombole di ossigeno. Nessuno sapeva cosa sarebbe successo. Da allora l'area sopra gli 8000 metri è chiamata la Zona della morte. Ogni passo richiede uno sforzo tremendo e c'è il rischio continuo di un edema o di una perdita di coscienza che sarebbe fatale. Fu un'impresa storica, immortalata dalla cinepresa del grande cineasta e alpinista Leo Dickinson. Ritenuto fino ad allora fisicamente impossibile, l'evento ebbe una risonanza mondiale e soprattutto sfatò un radicato tabù.

Dudh Kosi
Il fiume spietato dell'Everest

Regia e fotografia: Leo Dickinson; Soggetto: Ian McNaught Davis; Produzione: HTV Wales - Cardiff - GB; Durata:54'; colore - in italiano

Ai piedi della più alta montagna della Terra un gruppo di canoisti britannici, dopo diciassette giorni di marcia per giungervi, mettono le canoe nelle gelide acque del Dudh Kosi, l'insidioso fiume che nasce dal ghiacciaio Khumbu e che confluisce col Sun Kosi 90 miglia più a valle. Sarà un'impresa incredibile, un viaggio avventuroso tra rapide e spuntoni rocciosi, onde gigantesche e pericolosi gorghi dove anche il più piccolo errore può essere fatale. Tre canoe verranno distrutte dalla corrente impetuosa e un uomo rischierà di morire. Il grande alpinista Doug Scott, primo britannico ad aver raggiunto la cima dell'Everest, ha detto di questo film: "È il miglior film d'avventura che io abbia mai visto".

Tra terra e cielo
Regia e soggetto: Gaston Rébuffat; Produzione: Gaston Rebuffat - Pierre Tairraz - 1960/1961; Operatori: George e Pierre Tairraz; Durata:75'; colore - in francese sottotitolato in italiano

"Il Monte Bianco è bello, certo. L'ho salito tante volte e ogni volta, secondo l'ora, il colore del cielo, la forma dei crinali e delle creste - a causa del tempo e di questa sensazione d'altitudine - il Monte Bianco procura un vivo piacere, ogni volta diverso. Per la guida, il Monte Bianco è un giardino, e un giardino è ancora più bello quando lo si mostra a un amico che non vuole limitarsi ad ammirarlo, ma desidera conoscere e dividerne i segreti con te. Personalmente, amo molto i bivacchi è il modo migliore per penetrare un poco i misteri della montagna. Per questo ho subito accettato quando Haroun Tazieff ha espresso il desiderio di passare una notte sulla cima del Monte Bianco, dentro un igloo".

Brivido sull'acqua

A glorious way to die

Regia: Richard Dennison; Fotografia: Michael Dillon; Sceneggiatura Martin Guinness; Musica: Dave Skinner; Produzione: Fleur Films PTY Ltd - Paddington - 1995; Durata:54'; colore - in inglese con sottotitoli in italiano

Le più spettacolari immagini di rafting mai viste arrivano dalle terribili rapide di una terra tanto vasta e selvaggia quanto sconosciuta, la Siberia. Da quindici anni, sugli impetuosi fiumi provenienti dai ghiacciai dei monti Altai, Sasha Promotorov ed il suo gruppo si lanciano in profondi canyon a bordo di insolite imbarcazioni che loro stessi costruiscono. Quando ad un anno di distanza da un incidente mortale i sopravvissuti tornano sul fiume Chulishman per commemorare gli amici scomparsi e portare a termine il viaggio rimasto in sospeso, comincia l'avventura. Un film carico di adrenalina ma allo stesso tempo estremamente realistico, in bilico tra sport estremo e vita di ogni giorno, un documento eccezionale su questi uomini e le loro motivazioni.

La strada per Olmo Lunring
Regia e fotografia: Fulvio Mariani; Soggetto e sceneggiatura: Andrea Gobetti; Montaggio: Alberto Eisenhardt; Produzione: TSI Televisione Svizzera Italiana - 1996; Durata:52'; colore - in italiano

Il Tibet è una terra magica, un enorme altopiano ricco di fascino per le sue morfologie variegate e i forti contrasti dei suoi colori, ma ancora di più per l'antica cultura della sua gente, così lontana da quella occidentale. "La strada per Olmo Lunring" è un viaggio eccezionale che si allontana dai templi della capitale per attraversare montagne e deserti, religioni, storia, superstizioni e leggende, in compagnia di famiglie nomadi e gruppi di pellegrini, raggiungendo infine il Kailas, la montagna sacra da cui in origine lo spirito scese e si incarnò in materia. Ma è soprattutto un viaggio verso la libertà, perchè, come disse il santo Milarepa, "nelle solitarie pietraie tra le montagne c'è uno strano mercato: puoi barattarvi il vortice della vita per una beatitudine senza confini".

I cacciatori di miele
Regia: Diane Summers, Eric Valli e Alain Majani; Produzione: MDI Productions - Parigi - 1988; Durata:26'; colore - in italiano

"Il mio nome è Mani Lal, sono l'ultimo cacciatore di miele. Presto mi ritirerò e nessuno dei miei figli mi succederà". La sua casa è sulle più alte montagne del mondo, nell'Himalaya nepalese, la terra sacra del dio Folo.
Qui dall'alba dei tempi, questi uomini escono dalla foresta due volte all'anno in cerca di miele. Il loro universo era completamente sconosciuto al resto del mondo. Grazie a questo film, che ha vinto i più importanti premi in tutto il mondo, possiamo conoscere le loro vite per noi così affascinanti.

I cacciatori di tenebre
Regia: Eric Valli e Alain Majani; Produzione: MDI Productions - Parigi - 1990; Durata:26'; colore - in italiano

"Dovunque volano gli uccelli, noi andiamo". Qui lo chiamano l'oro bianco, questi uomini sono alla ricerca di un tesoro: i nidi di rondine. In cima alle montagne, in mezzo alle voragini, vanno fin dove arrivano gli uccelli. Per raccogliere questa ricercatissima leccornia, Sahat e Ip esplorano grotte immense con l'unico sostegno di corde e canne di bambù.
Questo film, girato per la prima volta nelle grotte dell'arcipelago delle Andamane, ha ricevuto riconoscimenti, tra cui le nominations all'Oscar e all'International Emmy Award, e premi in tutto il mondo.

San Valentin
La Spedizione Sudafricana - The South African Expeditio
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Regia e fotografia: Nic Good; Soggetto: Emma Van De Vliet, Brian Valentine; Produzione: FRESH AIR CREW - Cape Town - 1996; Durata:26'; colore - in inglese con sottotitoli in italiano

Il Monte San Valentin è la vetta più alta della Patagonia Cilena settentrionale. Sei giovani alpinisti sudafricani tentano di scalarlo organizzando una piccola spedizione che da Puerto Montt, a mille chilometri da Santiago, raggiunge via mare i margini del ghiacciaio San Raphael e da qui la vetta dopo due settimane di peripezie lungo una crepacciata distesa di ghiaccio e le ripide pareti della montagna. Nulla di eccezionale, una spedizione come tante, ma è il modo di raccontarla che rende questo film unico ed estremamente emozionante. Non c'è infatti traccia di retorica, nessun intento celebrativo: sono la spontaneità ed il buonumore di questo gruppo di ragazzi i veri protagonisti di un "piccolo" film che ogni cineasta alpinista poteva realizzare e che invece davvero mancava nel panorama del cinema di montagna.

La zona della morte
La zone de la mort

Regia e soggetto: Claude Andrieux
Fotografia: Jean Pierre Chaligné, Michel Monnaie, Armand Rouleau
Fotografia in quota: Jean Afanassieff, Pierre Beghin, Jean Christophe Lafaille, Christophe Delachat
Montaggio: Françoise Bernard
Produzione: MC4 - Paris - 1996
Durata:26' Prezzo: L. 29.900 Codice: VVH00138
colore - in italiano

Sopra la fatidica quota di ottomila metri sul livello del mare il confine tra la vita e la morte diviene estremamente labile. È "la zona della morte", un'espressione introdotta da Reinhold Messner per indicare la parte sommitale delle montagne più alte della Terra, l'incubo di tutti gli alpinisti che tentano di salirle. Ehrart Loretan, il terzo uomo ad aver scalato i quattordici ottomila, Kurt Diemberger, che ha attraversato nella sua carriera l'intera storia della conquista himalayana, e molti altri protagonisti dell'alpinismo extraeuropeo si confrontano sulle loro esperienze estreme ai limiti delle possibilità umane.

Légende des Tropiques
L'envers du decor

Regia, soggetto e sceneggiatura: Rémy Tezier; Fotografia: Rémy Tezier e Gilles Sourice; Produzione: Rémy Tezier (St. Gilles - Ile de la Réunion; Durata:52'; colore - in francese con sottotitoli in italiano

Ai tropici, in mezzo all'Oceano Indiano, tra le foreste lussureggianti dell'isola della Réunion spuntano montagne di tremila metri, pareti di roccia a strapiombo e canyon impressionanti. Un terreno d'avventura eccezionale e inesplorato, poichè gli abitanti di quest'isola non hanno certo tempo da perdere facendo scalate. Ma Gilbert, con i suoi quindici anni, la pensa diversamente. Da quando due guide alpine francesi si sono trasferite sull'isola lui ha cominciato a seguirle nelle loro esplorazioni. Le bellezze, le arrampicate ed il torrentismo della Réunion ci vengono così raccontati attraverso le esperienze di un suo giovane abitante. Nella seconda parte vediamo poi quali difficoltà e quali tecniche comporta la realizzazione di un'opera come questa: un'altra grande esperienza per Gilbert.

L'Echo du Tien Shan

Regia, soggetto e sceneggiatura: K-Soul Cherix; Sceneggiatura e montaggio: K-Soul Cherix; Produzione: Triangle Vert Productions (Evionnaz, Suisse); Durata:49'; colore - in francese con sottotitoli in italiano

Tien Shan, Kirghizistan, Khan Tengri, Pobieda. Nomi insoliti e pieni di fascino. Massicci montuosi, Paesi, cime di 7000 metri a noi completamente sconosciuti. Eppure, là fuori, questi luoghi esistono davvero. E non sono nemmeno così remoti. Elicotteri e campi base fissi ne fanno una zona di scalate relativamente accessibile. In questo regno di montagne fantastiche ogni estate arrivano da tutta la ex Unione Sovietica ingegneri, geologi, fisici. Nella maggior parte dei casi hanno perso il loro impiego statale e convergono qui, a 4000 metri, per arrotondare i magri stipendi lavorando come guide alpine. Un loro giovane collega svizzero ci racconta con sincerità, delicatezza e buonumore la loro storia. Una vita tra mille difficoltà: scalare montagne, costruirsi l'attrezzatura, affrontare una società completamente cambiata.

The Fatal Game
Regia: Richard Dennison; Fotografia: Andrew Salek; Sceneggiatura: James Heyward e Richard Dennison; Produzione: James Heyward (Queenstown, New Zealand); Durata:52'; colore - in inglese con sottotitoli in italiano

"Nessuno va sulle montagne per morire". È chiaro, ma l'alpinismo è un gioco pericoloso, una passione che uccide. Gli incidenti accadono e l'Everest non è certo una montagna da sottovalutare. Lo scalatore australiano Mike Rheinberger, 52 anni, ha già provato sei volte a raggiungere il tetto del mondo. Alla settima spedizione, nel '94, finalmente riesce a coronare il suo sogno insieme all'amico Mark Whetu. Ma è già il tramonto e i due sono costretti al bivacco: il freddo aumenta, l'ossigeno finisce, le forze anche. Mark non vuole, ma alla fine, per salvare se stesso, è costretto ad abbandonare l'amico. Così la gioia della vetta si trasforma nelle parziali amputazioni agli arti congelati e nell'incubo di essere responsabile della morte di Mike. Uscirne non sarà facile. Ma l'alpinismo che uccide un uomo può farne tornare un altro a vivere.

Documentazione di una inopportunità
Regia, fotografia e soggetto: Gerhard König; Musica: Peter Herbert; Montaggio: Daniel Pohacker; Produzione: Co & Kings (Austria, 1995); Durata:32'

Come in un'incredibile danza, Beat e Conny Kammerlander scalano una parete considerata una delle più difficili vie di arrampicata sportiva del mondo, nelle Alpi austriache. Sei lunghezze di corda, sei tiri per la parete sud della quarta Kirchlispitze. Il tempo si ferma, mentre lo spettatore rimane con il fiato sospeso, affascinato dall'armonia, concentrazione e perfezione dei movimenti dei due protagonisti. Anche la bellissima musica di Peter Herbert gioca un ruolo importante in questo strano film, così diverso dai film di arrampicata che siamo abituati a vedere, così spirituale ed essenziale. La musica che ha il sopravvento durante i momenti più facili e diventa veloce come i movimenti per poi ridiventare minimale lasciando spazio al suono in presa diretta e accompagnando il respiro affannoso e ogni più piccolo rumore della salita. La frase finale, poi, ci dice molto sulla personalità del regista.dinamico e avvincente, valorizzato da una eccezionale colonna sonora che rende lo spettatore partecipe della lotta per la conquista della vetta e contro l'imperversare del maltempo che impera costantemente su queste terre australi.

Come scorre il tempo
Regia e soggetto di Dana Vávrová; Fotografia di J. Wilsmaier, P. v. Haller; Una produzione di Perathon Film GmbH (Germania, 1995); Durata : 83'

Hubert von Goisern e i suoi Alpinkatzen sono le star della countrymusic tedesca. Dalla magia delle montagne hanno da sempre tratto la loro ispirazione. All'apice del successo, la band decide di separarsi. Il film riprende il loro ultimo concerto nel Circus Crone di Monaco. Le immagini del concerto si alternano con quelle delle montagne, mostrando lo stretto legame tra la musica e gli elementi naturali. Hubert von Goisern ha conquistato una grande reputazione internazionale, grazie al suo carisma e attraverso la peculiarità delle sue tendenze artistiche. Ultimamente si è impegnato socialmente e si è dedicato attivamente, tra l'altro, alla lotta per la liberazione del Tibet.








































































































































































































































































































































































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