IL CINEMA RACCONTA LA MONTAGNA

A CERVINIA RASSEGNA DELLE PELLICOLE GIRATE DURANTE LE SPEDIZIONI PER RAGGIUNGERE LE VETTE PIÙ ALTE

Era il 1901 quando un operatore, probabilmente svizzero, realizzò un film di pochi minuti intitolato "Cervino", dove si vedevano il panorama di Zermatt, un rifugio alpino, tre scalatori diretti alla cima, salendo lungo una corda fissa. Dalla prima proiezione dei fratelli Lumière al Gran Café sul Boulevard des Capucines (28 dicembre 1895) erano passati sei anni: si può ben dire che la montagna e l'alpinismo appartengono alla preistoria del cinema, come scriveva il critico cinematografico Piero Zanotto nel bel volume "Le montagne del cinema", edito dieci anni fa nei cahier del Museo nazionale della montagna di Torino.
In un secolo il cinema di montagna è diventato un genere di successo, che conta una produzione molto ricca, articolata in quattro grandi filoni: documentari paesaggistici, film di spedizioni, spettacolari pellicole a soggetto entrate nella distribuzione ordinaria e film a soggetto destinati soprattutto al mercato delle videocassette. Numerosi festival in giro per il mondo danno conto di questa produzione, al punto che in una delle più famose stazioni alpine, Breuil-Cervinia in Valle d'Aosta, è nata una rassegna delle pellicole premiate nei vari concorsi: si chiama Alp/Cervino, è giunta alla terza edizione, si svolge da oggi a domenica, organizzato dalla Valle d'Aosta, dal Comune di Valtournenche e dalla rivista Alp, presenta una ventina di opere. Della giuria internazionale fa parte il grande ghiacciatore austriaco Kurt Diemberger, diventato cineasta specializzato.. Fra gli ospiti ci sarà Giuliano Gemma, interprete del francese "Premier de cordée", che incontrerà il pubblico sabato sera. Nel corso della rassegna saranno proiettate in anteprima nazionale le versioni restaurate di "Maciste alpino" di Luigi Maggi (1916) e di "Figliol prodigo" di Luis Trenker (1934).
I film delle spedizioni, soprattutto quelle in Himalaya e in Karakorum, meriterebbero maggiore attenzione da parte degli storici del cinema, se si considerano le enormi difficoltà tecniche che gli operatori dovevano affrontare. Molte di queste pellicole hanno l'impronta dei classici. Dopo le prove di eccezionale fascino per il valore documentaristico, di Vittorio Sella al seguito della spedizione del Duca degli Abruzzi al K2 nel 1909 o degli operatori britannici che dal 1921 al 1924 registrarono i tentativi di Mallory sulla parete nord dell'Everest, il canone del genere è fissato da lungometraggi come il tedesco "Nanga Parbat" del 1938 o l'inglese "Conquest of Everest" del 1953. In questa serie un posto di prestigio occupa sicuramente "Italia K2" (1954) di Marcello Baldi, che si avvaleva di uno straordinario operatore come Mario Fantin, omaggio alla retorica nazionalistica dell'alpinismo proiettato con successo.....

(Alberto Papuzzi - La Stampa - 26 luglio 2000)


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