MACISTE ALPINO, UN EROE CONTRO GLI AUSTRIACI

Era l'inverno del 1915, l'Italia era entrata in guerra da poco più di sei mesi e la campagna propagandistica anti tedesca e anti austriaca, attraverso i giornali, i periodici e anche il cinema, era in pieno svolgimento. A Torino, all'Itala Film, come presso altre case di produzione e in altre città italiane si cominciavano a produrre film e documentari di propaganda, bellici, patriottici, in numero sempre crescente (alla fine della guerra si conteranno più di 130 titoli, fra corti e lungo metraggi, film documentari e di finzione).
Tra questi un posto di rilievo occupa certamente "Maciste alpino" dell'Itala Film di Giovanni Pastrone, girato in quei mesi e uscito alla fine del 1916, dopo aver subito alcuni interventi censori. Un film, tra i migliori se non il migliore della serie di "Maciste", che ora il Museo Nazionale del Cinema presenta in una copia restaurata, con i colori originali, che richiederà ancora qualche miglioramento e integrazione attraverso il confronto con un'altra copia posseduta dalla Cineteca Italiana di Milano. Il film sarà proiettato domani a Valtournenche, nella Rassegna Internazionale del cinema di montagna e avventura.
Pastrone ebbe l'idea di utilizzare il personaggio di Maciste -- interpretato da Bartolomeo Pagano in "Cabiria", già diventato famoso come eroe possente e buono, pronto ad ogni sforzo o sacrificio per una causa giusta -- in un film anti austriaco, che unisse alle esigenze della propaganda i classici elementi del cinema avventuroso, con situazioni difficili e colpi di scena, amore e morte, coraggio e viltà. Scrisse il soggetto, ne ricavò una sceneggiatura ben articolata, supervisionò la realizzazione, affidandone la regia a Luigi Maggi e Luigi Romano Borgnetto, e soprattutto servendosi dell'abilità tecnica di Segundo De Chomon, addetto agli "effetti speciali" e ai "trucchi".
Effetti speciali e trucchi che, sebbene invisibili ad un occhio non esperto e sostanzialmente discreti e persino marginali sul piano dello spettacolo, costituiscono uno degli elementi più interessanti e originali del film. Il quale riscosse un notevole successo, grazie alla presenza di Pagano-Maciste, ma non solo. Perchè non v'è dubbio che il "gigante buono" troneggia sullo schermo, attira l'attenzione degli spettatori, si fa seguire con entusiasmo nelle sue azioni belliche, nei suoi esercizi di forza e di abilità, nei suoi scherzi ai danni del nemico; ma è altrettanto indubbio che il racconto, per come è svolto attraverso una serie di scene e sequenze, alcune delle quali di grande fascino visivo o di esplicita potenza spettacolare, è ancor oggi coinvolgente, per poco che ci si riporti alla tecnica e allo stile cinematografici di oltre ottant'anni fa. Una tecnica e uno stile che possono anche sembrare ingenui e un po' rozzi; ma che invece, a ben guardare, rivelano una maestria, un gusto filmico, una sapienza registica, che ci possono ancora sorprendere e incantare, come i migliori film di guerra e d'avventura contemporanei.

(Gianni Rondolino - La Stampa - 28 luglio 2000)


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