GRANDE CINEMA, MA L'ALPINISMO LATITA
Una "Gran becca" sfolgorante di sole ha dominato la terza edizione del Premio Alp/Cervino, la rassegna di cinema di montagna che -- nell'accogliente Cinéma des Guides, al Breuil -- ha messo in vetrina dal 26 al 30 luglio una selezione di quanto è passato sugli schermi degli otto maggiori festival del mondo riuniti nell'International Alliance for Mountain Film.
Sorpresa. A "bucare" lo schermo sono stati due o tre film che con l'alpinismo hanno in apparenza poco da spartire. Ha vinto infatti il primo premio un'opera svedese, "Vision Man" di William Long, che racconta la storia di un anziano cacciatore di trichechi della Groenlandia. Un film certamente magistrale, come riferisce in queste pagine il grande alpinista salisburghese Kurt Diemberger nella sua veste di giurato insieme con Mario Brenta, Mireille Chiocca, Michael Dillon e Franco Prono "assistiti" dall'esperto Paolo Campagnoli. Un altro film che ha conquistato il pubblico e si è pure aggiudicato il primo dei due premi "Plateau Rosa" è stato il sudafricano "Mountain Rivals" di Rob Harrison-White in cui l'autore, come si desume dal verbale della giuria, "dimostra sorprendenti capacità e maturità tecniche ed espressive riuscendo a documentare in modo minuzioso la vita di due specie rivali di predatori e insieme a costruire una storia dall'avvincente drammaturgia". Una rivelazione è stato per molti il regista cuneese Sandro Gastinelli a cui è andato il secondo dei premi "Plateau Rosa" per l'impeccabile "Mari, monti e... gettoni d'oro". "Per aver saputo testimoniare l'ingresso dei media nell'universo appartato della montagna", recita la motivazione della giuria, "attraverso il racconto di un'ultima favola vera rivissuta senza retorica, con efficace semplicità e patecipe tenerezza". Bravo davvero Gastinelli. E bravissimo nella sua semplicità è il protagonista Piero Tassone, un cantoniere diventato personaggio televisivo negli anni cinquanta vincendo ma bellezza (per quei tempi) di due milioni e mezzo di lire al quiz "Lascia o raddoppia" grazie alla sua conoscenza della storia dello sci, sconfinata passione della sua vita. Oggi Tassone vive con la moglie Piera e due figlie ai piedi del Cervino dove ha trasformato la sua fama effimera in un lavoro duraturo e ben retribuito, riparando sci per i clienti dei grandi alberghi e collezionando autorevoli amicizie: non escluse quelle di Mike Bongiorno e dei reali d'Olanda.
Certo si è avvertito un pizzico d'amarezza per la palese bocciatura del cinema d'alpinismo che pure contava a Cervinia su illustri specialisti in questo campo come il ticinese Fulvio Mariani (Le Dolomiti di Pietro) e il francese Jean Afanassieff (L'Everest à tout prix). Mentre non sembra essersela presa lo sloveno Tomaz Humar: il suo premiatissimo (in altri festival) "Reticent Wal" è stato pur sempre salutato da un caloroso applauso del pubblico e il prode Tomaz ha girato le spalle al festival rivolgendo le sue inesauribili energie alla scalata di un Cervino in tenuta quasi invernale.
Ma è possibile che gli alpinisti oggi non sappiano più raccontare e raccontarsi? Per il regista Mario Brenta il trend può essere la conseguenza di una tecnologia che, pur rendendo le riprese di estrema facilità, riduce il rapporto autentico con la realtà. Secondo una suggestiva ipotesi di Kurt Diemberger, a spegnere la creatività potrebbero essere le difficoltà estreme oggi affrontate, che non consentono salutari pause di riflessione. Pierre Simoni, direttore del festival di Les Diablerets, riferisce significativamente che nella selezione della prestigiosa rassegna elvetica le scelte sono ormai rivolte al genere etnico. Mireille Chiocca, alla guida del festival francese di Autrans, non sembra invece preoccuparsi. "È un riflusso momentaneo. Il film di alpinismo è ancora vivo e vitale".
Tutti si sono ovviamente augurati che abbia ragione la bionda Mireille mentre le luci della ribalta si accendevano sulla cerimonia conclusiva seguita dalla proiezione di "Maciste alpino" a cura del Museo Nazionale del Cinema: dal vicepresidente del CAI Annibale Salsa al presidente degli Scrittori di montagna Spiro Dalla Porta Xydias, dal presidente del premio Alp/Cervino Antonio Carrel nell'impeccabile divisa delle guide (come i due himalaysti Mirko Minuzzo e Rinaldo Carrel) al sindaco di Valtournenche Giorgio Pession. Sul palcoscenico a ricevere meritati applausi si sono ritrovati in varie fasi della rassegna anche i direttori del Museomontagna Aldo Audisio (che ha portato a Cervinia un raro "Figliol prodigo" di Luis Trenker amorevolmente restaurato) e del filmfestival di Trento Antonio Cambran, i responsabili di altre rassegne, le fascinose vallette Michela e Tiziana nei romantici costumi della Vallée, mamma Catherine Destivelle con vivacissimo pargoletto, Sergio Martini che alla sua pregevole collezione di ottomila ha appena aggiunto una brillante replica del Lohtse (8501 m), e la direttrice del festival Valeriana Rosso, radiosa dopo essersi tanto prodigata per condurre in porto questa sua creatura.(Lo Scarpone - settembre 2000)
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