MACISTE ALPINO
QUESTA SERA AL BREUIL IL FILM RIPRENDE VITA
Aveva già rubato la scena a tutti in Cabiria, l'ex camallo che Pastrone aveva trovato sul molo di Genova. Sui set dell'epoca, dei "films" del primo cinema italiano, frequentati da femme fatale e cretinetti, era piaciuto subito quell'uomo enorme, capace di far ridere senza essere un comico, di grande forza espressiva senza fare l'attore. Un Bruce Willis ante litteram, uno Stallone che precorreva i tempi. E recitava meglio. Bartolomeo Pagano non poteva fermarsi lì, al liberto che aiuta il romano Axilla a strappare Cabiria dalle grinfie dei cartaginesi. E infatti nel giro di pochi anni diventa il protagonista d'una serie di film che sbandierano il suo nome fin nel titolo, da Maciste atleta a Maciste medium, da Maciste poliziotto a Maciste innamorato e Maciste all'inferno. Ma fra scazzottate e parodie, salti nel tempo e flirt, il suo capolavoro rimane quel Maciste alpino che l'Itala Film di Giovanni Pastrone produce anche, nel 1916, in funzione antiaustriaca. La pellicola, all'inizio, non ha troppa fortuna, interviene la censura e disapprova perfino l'eccessiva ostilità nei confronti delle truppe nemiche: va bene sparare ai soldati di Cecco Beppe sul fronte, ma non prendiamoli anche in giro sullo schermo! Pastrone - che alla fine firma supervisione, soggetto e sceneggiatura, mentre la regia è affidata a Luigi Maggi e Romano Luigi Borgnetto - è costretto a tagliare qualche fotogramma, modificare alcune scene ma non stravolge comunque il senso della sua opera, un classico dramma con la bella prigioniera nel castello, che sfocia in commedia quando Maciste si indigna. Gli austriaci vengono lanciati per aria, utilizzati come slitte sulla neve, trascinati per i capelli: e all'occhiuta censura non piace che a Maciste rimangano tra le dita ciocche e pidocchi. Pagano apre le scatole di razioni con le mani, beve senza ritegno, esagera in tutto. È un successo, ma è anche l'inizio della fine per la grande casa produttrice di Pastrone. E rimane una buona testimonianza della storia della cinematografia torinese, dalla nascita al successo, fino alla decadenza e scomparsa.
Maciste alpino è stato adesso restaurato dal Museo del Cinema, quasi in coincidenza con l'inaugurazione della Mole. Sono state recuperate le parti rovinate, soprattutto si è riusciti a ricostruire la gamma dei cromatismi originali, ottenuti con l'uso di viraggi e imbibizioni. La pellicola -- cui manca solo un'ultima comparazione con una copia conservata alla Cineteca Italiana di Milano -- arriva sullo schermo stasera alle 22 a Cervinia, gran finale del premio Alp/Cervino, dedicato al cinema di montagna e d'avventura. La rassegna, diretta da Valeriana Rosso e organizzata dal Comune del Breuil e dal mensile Alp, ha presentato da mercoledì scorso i film vincitori dei maggiori festival specializzati del mondo, intrecciati a quelli scelti dai direttori degli stessi. Oggi alle 16 le ultime proiezioni delle opere in concorso, provenienti dal festival svizzero di Les Diablerets, compresa la bella Première de cordèe, che Pierre Antoine Hiroz e Edouard Niermans hanno nuovamente girato, ispirandosi al capolavoro di Frison Roche (e alle 23.30 si presenta un precedente film dei due autori, La grande Crevasse). Alle 21.30 la premiazione dei vincitori.
Domani l'ultimo atto del festival, con i film premiati, dalle 9.30 sempre al Cinéma des Guides.(Leonardo Bizzaro - La Repubblica - 29 luglio 2000)
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