I film di montagna alla... montagna

Il Festival più "fresco" dell'estate è indubbiamente la 2a Rassegna Internazionale del Cinema di Montagna e Avventura denominata "Premio Alp/Cervino" che si svolge in questi giorni a Breuil/Cervinia.
Mentre non mancano le manifestazioni che hanno sede nelle località estive di villegiatura, questa si svolge sopra i duemila metri e non ci si soffre il caldo, anzi.
Per non dire della vista che ad ogni angolo offre il panorama del Cervino, risplendente di neve.
In un locale dal nome sintomatico, "Ciné des Guides", sono in corso le proiezioni dei film di montagna arrivati da tutto il mondo.
La caratteristica di questo "festival dei festival" è quella di essere specchio e vetrina internazionale del mondo, in continuo fermento ed evoluzione, del cinema di montagna.
A Cervinia vengono infatti proiettati i films classificatisi migliori nelle più importanti rassegne specializzate del mondo: Trento, che è la manifestazione più antica e più autorevole; Les Diablerets (Svizzera), baluardo delle opere di salvaguardia della vita e delle tradizioni montanare; Autrans (Francia), impegnata nello sforzo di coniugare l'aspetto commerciale con l'amore per i vecchi valori; Torello (Spagna), la più informale; Telluride (USA), che getta verso la natura uno sguardo politico e ambientalista; Banff (Canada), decisamente professionale; Poprad (Slovacchia), retta sull'entusiasmo degli alpinisti dell'Est, poveri di mezzi ma ricchi di coraggio e fantasia.
La manifestazione è organizzata dal mensile Alp, dalla Regione Valle d'Aosta e dal Comune di Valtournenche, e si propone di esaltare e promuovere la produzione cinematografica e televisiva, documentaristica e a soggetto, nell'ambito della montagna e dell'avventura. La rassegna è diretta da Valeriana Rosso, anche curatrice per la Vivalda Editori della collana "I Capolavori del Cinema di Montagna".
Quest'ultima iniziativa è rivolta a mettere in commercio quelle pellicole presentate appunto, con successo, ai vari festival dedicati al cinema alpinistico, sia che si tratti di fiction che di documentari, girati "in presa diretta" o ricostruiti, sulle maggiori imprese del passato e del presente.
Film che altrimenti l'appassionato non potrebbe vedere se non ai festival: ora li può acquistare tranquillamente in edicola e formarsi una sua personale cineteca specializzata.
Esemplari, in questo senso, sono le ultime tre cassette pubblicate. Si tratta di un film inglese, "The fatal game" di Richard Dennison; uno francese, "Legende des Topiques - L'envers du décor" di Rémy Tezier; e uno svizzero, "L'Echo du Tien Shan" di K-Soul Cherix.
Il primo racconta i reiterati e drammatici tentativi dell'australiano Mike Rheinberger di raggiungere il tetto del mondo, coronati da una vittoria amara: l'Everest è raggiunto di sera, Mike e il suo compagno di cordata sono costretti al bivacco, l'ossigeno finisce, il freddo si fa sempre più insopportabile, e il compagno non sopravvive.
Più gioiosa la montagna del film francese: si tratta di alture delle Isole Rèunion, ai Tropici, scalate da un quindicenne del luogo che segue con successo le orme di alcune guide francesi.
"L'Echo du Tien Shan", infine racconta il lavoro di ex-funzionari statali dell'ex-Unione Sovietica che d'estate svolgono un lavoro di guide alpine sulle cime del Kazachistan, alte quattromila metri e più (alcune raggiungono i 7000). Una zona alpinistica di notevolissima importanza ma quasi completamente sconosciuta: un esempio di quella montagna non chiaccherata e non di moda che ci fa persuasi come nel panorama alpinistico non esistano soltanto l'Himalaya e il Cerro Torre.

(di Ermanno Comuzio - Il Nuovo Giornale di Bergamo - 30 luglio 1999)


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