FILM DI MONTAGNA ALLA RICERCA DI NOVITÀ

Meno alpinismo e più montagna. Meno scalate e maggiore attenzione all'ambiente, alla cultura, alla vita dell'uomo. La giuria della rassegna internazionale del cinema di montagna e d'avventura Breuil Cervinia, la cui terza edizione si è conclusa sabato sera con la proclamazione dei vincitori, ha premiato due pellicole che di alpinismo hanno ben poco. Il Premio Alp/Cervino è andato a "Vision Man" (Svezia) di William Long, che narra la vita di un anziano cacciatore della Groenlandia, mentre per il Premio Plateau Rosa è stato attribuito a "Mountain Rivals" (Sudafrica) di Rob Harrison-White, che documenta la vita di due specie rivali di predatori tra i monti del Sudafrica
Alpinismo in crisi? Una domanda pertinente, tanto più che il festival si è svolto all'ombra del cervino, montagna simbolo dell'alpinismo stesso. Per la francese Mireille Chiocca, componente della giuria, si tratterebbe di una crisi temporanea, più per le fonti di ispirazione che altro: "Quest'anno la produzione non ha offerto altro. Pellicole girate con ottima tecnica, ma che non avevano un'idea forte alle spalle. L'anno prossimo potrà andare meglio".
Per Kurt Diemberger, che nella giuria ha portato il mondo del grande alpinismo (oltre alla sua esperienza d'autore di film di elevata qualità), la questione è un po' diversa: "L'alpinismo è cambiato profondamente. Si sale in fretta, sempre più in fretta e si bada soprattutto a questo risultato. Si finisce col non avere tempo per il resto".
Lo scalatore austriaco ha auspicato il ritorno della "lentezza" tra le cime. Consentirebbe una maggior riflessione anche tra chi vuole girare un film di alpinismo. "Facciamo film - è stato detto - che raccontino una storia". E per questo la giuria, pur non assegnando nessun premio, ha auspicato che per la categoria dei lungometraggi il festival riserbi spazio a una più consistente selezione di film a soggetto, e non solo ai documentari.
Questo non vuol dire che nei quattro giorni della rassegna, organizzata dal Comune di Valtournenche, dalla Regione Valle d'Aosta e dal mensile Alp, non si siano visti film di qualità. Anzi. Si sono viste opere egregie che, come vuole la formula del festival, sono quanto di meglio si è visto nei sette festival internazionali che hanno partecipato alla rassegna. Un premio speciale è stato assegnato al francese "Annapurna, histoire d'une légende", nel quale la giuria ha visto un reportage originale e controcorrente sulla conquista di questo Ottomila: "Un nuovo modo di raccontare l'alpinismo scardinando i miti consolidati della tradizione e proponendo uno sguardo sul passato che non si limita al solo aspetto sportivo ma si estende anche a più vasti retroscena storici, politici, sociali". Non solo, quindi, un auspicio per nuovi modi con cui raccontare la montagna e i suoi protagonisti, ma un riconoscimento a chi vede nella montagna stessa una realtà culturale, e non solo l'aspetto sportivo. Sullo stesso tono il secondo Premio Plateau Rosa all'italiano Sandro Gastinelli per "Mari, monti e... gettoni d'oro": un racconto sull'ingresso dei media nell'universo della montagna.

(Pino Cappellini - L'Eco di Bergamo - 5 agosto 2000)


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