I 45 anni della spedizione al K2

Alla cerimonia di premiazione, del premio Alp/Cervino, sabato 31 luglio, la rassegna Oscar del cinema di montagna e avventura, che si tiene a fine luglio, ai piedi della Gran Becca, oltre ai film vincitori "Windhorse", Premio Alp/Cervibo e "Adiu Monde", Premio Plateau Rosà, si è festeggiato il 45º compleanno della salita al K2. La seconda montagna della terra, con i suoi 8611 metri fu scalata per la prima volta dalla leggendaria spedizione italiana. In vetta arrivarono il lombardo di Bormio, oggi ottantacinquenne, Achille Compagnoni ed il più giovane, oggi ha 74 anni, il cortinese Lino Lacedelli. Achille Compagnoni è stato così tra i protagonisti della festa al Breuil-Cervinia. Della spedizione, capitanata dal triestino Ardito Desio, facevano parte gli alpinisti: l'altoatesino Erich Abram, il biellese Ugo Angelino, il friulano Cirillo Floreanini, il milanese Pino Gallotti, il piacentino Guido Pagani, anche in qualità di medico, i valdostani di Courmayeur Mario Puchoz, Ubaldo Rey e Sergio Viotto, il veneto di Valdagno Gino Soldà. Inoltre agli ordini di Desio vi erano degli scienziati ed un cineasta. Mario Fantin era incaricato delle riprese. L'avventura iniziò sul finire del mese di marzo, del 1954 con la spedizione dei materiali.
Gli alpinisti partirono alla metà del mese di aprile. Fu sul finire dell'aprile che la spedizione iniziò a muoversi da Skardu alla volta del ghiacciaio del Baltoro. L'avvicinamento avvenne in tre scaglioni ed in tutto furono utilizzati 700 portatori per far arrivare al campo base il materiale occorrente. Naturalmente la spedizione italiana era dotata delle migliori attrezzature da montagna esistenti all'epoca.
Allestito il campo base iniziò il 25 maggio le prime ricognizioni per la scalata al K2. Furono così installati alle quote di 5300 e di 5600 metri i campi avanzati 1 e 2. Il terzo campo venne sistemato alla quota di 6308 metri. Quarantacinque anni fa la conquista di una vetta dell'Himalaya era un'impresa di enormi difficoltà ed era necessaria un'organizzazione perfetta e con grande spiegamento di mezzi e di uomini: la scalata proseguì, con la collocazione del campo 4 alla quota di 6500 metri. La spedizione al K2 fu funestata dalla morte del valdostano Puchoz, a seguito di una broncopolmonite.
Gli alpinisti ripresero, dopo essere rientrati tutti al campo base, a seguito della tragedia di Puchoz, la salita al K2 e vennero ben presto installati i campi 5 e 6, quest'ultimo alla quota di 7300 metri. I percorsi tra i campi vennero attrezzati con corde fisse, in modo da rendere facili e le risalite e le discese. A 7500 metri venne piazzato il campo 7, cui seguì il 28 luglio la sistemazione a 7740 metri del campo 8.
Il 31 di luglio fu il giorno dell'attacco finale. La cordata di punta di quel momento formata da Achille Compagnoni, e Lino Lacedelli, dopo aver trascorso la notte al campo 8 partì e puntò alla vetta, giungendovi, non senza elevate difficoltà tecniche, aumentate dalla quota, alle 18,30 del 31 luglio. Fu un'impresa che portò in alto l'alpinismo italiano, che si riscattò, nei confronti degli inglesi, l'anno prima vincitori dell'Everest. Quella spedizione al K2, non fu priva di polemiche, prima e dopo. Ardito Desio, che oggi ha 102 anni e fu il capo spedizione escluse due grandi nomi del momento dalla lista degli alpinisti, anche se i loro test erano positivi. I due esclusi furono Riccardo Cassin ed il Ragno delle Dolomiti Cesare Maestri. Due figure di spicco e sicuramente per la loro personalità, forse ingombranti, in un gruppo dove era ovvio ubbidire agli ordini. Ci fu inoltre una dura polemica, mai sopita, con Walter Bonatti, che fu costretto a passare assieme al portatore Mahdi una notte all'addiaccio alla quota di 8000 metri.
Il K2, senza dubbio dal punto di vista estetico uno dei più belli dei quattordici ottomila della terra dal luglio 1954 è diventata la montagna himalayana degli italiani. Inoltre la salita alla sua vetta comporta notevoli difficoltà di tipo tecnico, per cui passarono molti anni, prima che venga ripetuta la via aperta dalla spedizione guidata da Desio.

(di Ugo Merlo - L'Adige - 6 agosto 1999)


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