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GLI EVENTI


25 luglio | 26 luglio | 27 luglio | 28 luglio

MERCOLEDÌ, 25 LUGLIO 2001

ORE 18.15 - CINÉMA DES GUIDES, BREUIL CERVINIA
PRESENTAZIONE DI UN ESTRATTO DELLA MOSTRA IL MITO DELLA MONTAGNA IN CELLULOIDE, LUIS TRENKER DEL MUSEO NAZIONALE DELLA MONTAGNA "DUCA DEGLI ABRUZZI" – CAI-TORINO E DELLA REGIONE PIEMONTE CON CLUB ALPINO ITALIANO, FONDAZIONE CRT, MOVIEMAN PRODUCTIONS.
PRESENTA ALDO AUDISIO, DIRETTORE DEL MUSEO DELLA MONTAGNA.

Alois Franz Trenker, detto Luis, nacque il 4 ottobre 1892 a Ortisei/St. Ulrich, in Val Gardena. La madre, Carolina, era figlia di Ferdinand Demetz, il sindaco del paese. Jakob, il padre, era di Ptztal, nel Nord Tirolo.
In quegli anni, St. Ulrich aveva un’impronta contadina. Vi regnava ancora una grande povertà. Ma, nel villaggio ai piedi delle Dolomiti, l’artigianato del legno aveva già una lunga tradizione e, di anno in anno, aumentava il numero dei turisti che si recavano in visita alla valle.
Durante le vacanze universitarie, Trenker lavorava come aspirante guida alpina, accompagnando i turisti sulle sue Dolomiti. Era uno scalatore provetto. Sul suo taccuino di alpinista poté annotare ben tredici prime ascensioni: la più famosa fu la "Fessura Trenker", realizzata sulla Prima Torre del Sella. Nel 1914 tentò, insieme al leggendario Hans Dülfer, la prima salita della parete Nord del Furchetta, che divenne in seguito la prima via di sesto grado delle Alpi.
Trenker, dopo aver frequentato le scuole a Bolzano e Innsbruck, studiò architettura a Vienna e a Graz. Fu in quelle grandi città che entrò in contatto per la prima volta con il mondo del cinema: fu presto affascinato dalle trame dei film dell’epoca, talvolta molto cupe, e dalle prime star del cinema muto, come Pola Negri, Paul Wegener e altri.
Occasionalmente lavorava anche come musicista al cinema, accompagnando le sue proiezioni con il suo violino.
Passata la Grande Guerra, Trenker lavorò come architetto a Bolzano e come guida alpina.
Il pioniere del cinema di montagna Arnold Fanck decise di avvalersi delle sue conoscenze alpinistiche. Nel film Der Berg des Schicksals fu chiamato a sostituire un interprete in scarsa confidenza con la montagna. Nel 1926, nel film di Fanck Der heilige Berg, recitò nel primo ruolo importante accanto a Leni Riefenstahl. Infine, nel 1931, la sua prima regia con Berge in Flammen.
Come attore, Luis Trenker fu un vero e proprio marchio di fabbrica.
Impersonò sempre lo stesso personaggio: il montanaro tirolese capace di superare ogni difficoltà con coraggio, tenacia, bontà d’animo e fiducia in Dio. I tratti marcati del suo volto hanno dato un’impronta specifica a ogni film in cui ha recitato.
Tutti questi elementi, con il gran numero di film diretti e interpretati, hanno contribuito a fare di Trenker una grande stella del cinema internazionale.
Nell’area di cultura tedesca Trenker si affermò come figura di culto. Allo stesso tempo simbolo di montagna e alpinismo, di una vitalità duratura, ma anche di altri concetti, come "patria" e "integrità". Con la sua costante presenza sui media, fu un eccellente ambasciatore per le valli dell’Alto Adige/Sud Tirolo.
Quando, dopo un’intensissima vita, morì a Bolzano, il 12 aprile del 1990, quasi novantottenne, era ormai circondato da un’aura mitica, riconosciuto da tutti come una leggenda.

ORE 21.00 - CINÉMA DES GUIDES, BREUIL CERVINIA
SELEZIONE DEL CONCORSO INTERNAZIONALE DI SPOT PUBBLICITARI SULLA MONTAGNA PROVENIENTI DAL FESTIVAL DI AUTRANS, FRANCIA, E PRESENTATI DALLA DIRETTRICE MIREILLE CHIOCCA.

 

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GIOVEDÌ, 26 LUGLIO 2001

ORE 17.45 - CINÉMA DES GUIDES, BREUIL CERVINIA
GIORGIO DAIDOLA
(TELEMARKER, FOTOGRAFO E REDATTORE DELLA RIVISTA DELLA MONTAGNA) E JEAN MICHEL ASSELIN (REDATTORE CAPO DELLA RIVISTA VERTICALROC) PRESENTANO LA SPEDIZIONE SULL’AMNYE MACHEN - 6288 M - IN TIBET.
Durante la presentazione saranno proiettate alcune immagini tratte dal film che è stato girato nel corso della spedizione.
La spedizione, conclusasi a metà maggio, è stata una fra i progetti scelti per il 2001 dal Polartec Challenge, il prestigioso programma della azienda americana Malden Mills (produttrice dei tessuti tecnologici Polartec, che chi fa avventura per passione, mestiere o semplicemente per mantenersi in forma, conosce da tempo) per aiutare le piccole spedizioni che devono servire da modello per il futuro delle esplorazioni outdoor.
Con l’occasione Giorgio Daidola - che fa parte del Polartec Challenge Advisory Board, il comitato che sceglie le spedizioni da premiare e che è formato da personalità internazionali dell’avventura outdoor come John Harlin, Bernard Amy, Jack Tackle, Arlene Burns, Greg Child, Nicolas Mailänder, Mark Jankins, Gretel Ehrlich, Isamu Tatsumo, presenterà il Polartec Challenge, spiegandone filosofia, caratteristiche, funzioni, investimenti, premi, e quant’altro possa essere utile a chi ha in mente un sogno tutto suo e vuole farselo sponsorizzare.
L’Odissea Vertical 2001
Spedizione sull’Amnye Machen 6288 m in Tibet
La leggenda

Prendete una cartina dell’Asia, lasciate correre le vostre dita sul massiccio dei Kun Lun fra Tibet e Cina e fermatele su di una montagna dai nomi diversi (Maqen Kangri, Amne Machin, Amnye Machen, ecc…) e dall’altitudine incerta. Questa montagna è, come il Kailas nel Tibet occidentale, una specie di ombelico del mondo al quale è consigliabile girare attorno. E’ una montagna meta di un grande pellegrinaggio ma è anche una montagna diversa dal Kailas, sulla quale gli alpinisti possono posare i loro piedi sulla cima e come tutti i buoni pellegrini portarvi i "cavalli del vento" (R’lung-Ta, le bandiere da preghiera) che indirizzeranno agli Dei il messaggio pacifico degli uomini.
La conquista
Altre spedizioni hanno già avuto luogo su questa montagna, conquistata dagli americani nel 1981. Dalle statistiche risulta che 7 spedizioni hanno già visitato il massiccio in cui si trova l’Amnye Machen, massiccio che annovera tuttora molte cime vergini.
L’Amnye Machen risulta nominato per la prima volta in una pubblicazione occidentale dall’esploratore Joseph Rock, che nel 1926 visitò quest’area e giunse alla conclusione che l’Amnye Machen, troneggiante sui pascoli, era più alto di 8000 metri… Questa valutazione venne stranamente confermata da un pilota americano durante la seconda guerra mondiale, il quale volando ad oltre 8000 metri vide questa montagna più alta del suo aereo. Il suo altimetro doveva avere qualche problema ma è curioso notare che un funzionario dell’Intelligence Service americano confermò questa valutazione.
I cinesi che scalarono una delle cime del massiccio abbassarono l’altitudine a 7162 metri. Oggi geografi ed alpinisti pensano che la cima principale sia "solo" di 6288 metri.
Il sacro
L’Amnye Machen non è altro che il mitico antenato dei N’Goloks, un popolo di nomadi che vivono nell’area ai piedi di questa catena di montagne e che possiedono la reputazione di coraggiosi e feroci guerrieri.
Ancora oggi questi tibetani portano sempre un’arma alla cintura. Si ricorda come circa 100 anni or sono essi catturarono il missionario francese Dutreuil di Rheims e lo buttarono nel fiume Giallo, chiuso dentro una pelle di yack. Gli N’Goloks fecero inoltre una resistenza ad oltranza ai cinesi durante la loro invasione del Tibet.
Gli studiosi del Tibet nutrono un grande interesse per quest’area in cui sono situati alcuni fra i più grandi monasteri lamaisti, oltre a numerosi siti preistorici che dimostrano come essa fosse già sede un tempo di importanti culture.
Si tratta anche della regione in cui sono state raccolte le testimonianze più inquietanti della presenza dello Yeti. Al riguardo Katia Buffetrille, nota esperta di cultura tibetana, ci ha permesso di consultare i suoi archivi, particolarmente ricchi per quanto riguarda lo yeti e gli N’Goloks.
Per noi risulta importante salire sulla cima di questa montagna ma al tempo stesso ci proponiamo di conoscere e di far conoscere questa regione affascinante, punto di contatto di Mongolia, Cina, Tibet.
Normalmente le spedizioni raggiungono questo massiccio da Xining in Cina. Noi abbiamo la fortuna di aver avuto l’autorizzazione di partire da Lhasa e di seguire la poco frequentata strada che segue il confine nord del Tibet.

ORE 20.30 - CINÉMA DES GUIDES, BREUIL CERVINIA
SELEZIONE DEL CONCORSO INTERNAZIONALE DI SPOT PUBBLICITARI SULLA MONTAGNA PROVENIENTI DAL FESTIVAL DI AUTRANS, FRANCIA, E PRESENTATI DALLA DIRETTRICE MIREILLE CHIOCCA.

 

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VENERDÌ, 27 LUGLIO 2001

ORE 10.00 - HOTEL LES NEIGES D’ANTAN, BREUIL CERVINIA
1° ASSEMBLEA DELL’ASSOCIAZIONE ITALIANA DEI GIORNALISTI DELLA MONTAGNA (AIGM) – FEDERAZIONE NAZIONALE DELLA STAMPA ITALIANA
AL TERMINE, PRESENTAZIONE DEL VOLUME LA CORDA D'ARGENTO, DI ADOLFO PASCARIELLO, EDIZIONI ZEISCIU. PRESENTA L'AUTORE.
Benché le Alpi siano ogni anno meta di 60 milioni di turisti e gli iscritti al Club Alpino Italiano ammontino a 306.000, e benché, più in generale, gli appassionati degli sport in quota non si contino, sui media la montagna continua a svolgere il ruolo di Cenerentola. Problema di vecchia data, se si considera che di "giornali male informati" si occupò addirittura nel 1885 la Rivista del Cai. Due anni prima, del resto, l’illustre statista Quintino Sella aveva fondato il Cai intravvedendo anche un’opportunità per scendere in campo nel settore delle pubblicazioni, monopolio fino ad allora degli inglesi che per primi scoprirono le Alpi e ne decantarono le bellezze.
Proprio per qualificare l’informazione sulla montagna nei suoi molteplici aspetti (alpinistici, sportivi, ambientali, culturali, ecc.) è stato ora riconosciuto dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana un gruppo di specializzazione, l’Associazione Italiana Giornalisti della Montagna, il cui intento non è corporativo ma di totale apertura alla cultura alpina.
L’iniziativa è giustificata anche dall’accresciuto interesse per l’editoria di montagna e dal cospicuo numero di pubblicazioni specializzate e di siti e portali Internet fioriti negli ultimi tempi, non senza sollevare alcune perplessità: le informazioni che circolano nei vecchi e nuovi media sono sempre frutto di approfondimenti e di scelte meditate, senza improvvisazioni, e in ogni caso elaborate nell’esclusivo interesse del lettore-utente della montagna?
L’occasione per fare il punto su questo attualissimo aspetto della comunicazione giornalistica verrà offerta il 27 luglio a Cervinia dalla prima Assemblea nazionale dei Giornalisti della Montagna. Il simposio, inserito nel programma del 4° Cervino International Filmfestival in programma dal 25 al 29 luglio, dovrà mettere a fuoco l’attività della neonata Aigm, e alcune delle iniziative in fase di progettazione: da un corso destinato agli operatori della comunicazione a un riconoscimento annuale riservato al migliore servizio giornalistico, dalla pubblicazione di un annuario alla promozione di convegni e iniziative culturali.
L’incontro di Cervinia si concluderà, negli intenti degli organizzatori, con una simbolica cordata della stampa a quota quattromila. Una "cordata" che ha già ricevuto autorevoli riconoscimenti. "L’augurio del Club Alpino", ha detto il presidente generale del sodalizio Gabriele Bianchi, "è che l’Associazione dei giornalisti possa crescere e diventare un punto di riferimento per tutti coloro che si occupano di comunicazione delle cose di montagna". A sua volta il francese André Croibier, presidente del Club Arc Alpin che rappresenta i soci (1.380.000) dei sette club alpini delle Alpi, ha salutato con piacere la nascita dell’Associazione "nel presupposto che una buona informazione sia condizione essenziale per il raggiungimento degli obiettivi che più ci stanno a cuore, in particolare uno sviluppo sostenibile e una maggiore armonia fra turismo e ambiente", augurandosi altresì che "dagli scritti, dai servizi giornalistici possa scaturire una rinnovata consapevolezza dei grandi valori culturali, non sempre valorizzati sui media, delle nostre amate Alpi".
Parole di apprezzamento sono state espresse dai dirigenti della Commissione internazionale per la protezione delle Alpi (Cipra) che nel suo più recente convegno internazionale a Trento (ottobre 2000) ha tenuto a battesimo l’iniziativa dei giornalisti. Vivo interesse per la nuova "cordata si registra infine anche negli ambienti alpinistici. L’austriaco Kurt Diemberger (unico ad avere "conquistato" due vette di ottomila metri) ha rivolto ai giornalisti della neonata Aigm un caloroso saluto alpino (Bergheil) con l’augurio "che il desiderio di conoscere e di comunicare li porti a vincere i più grandi strapiombi".

ORE 16.00 - HOSTELLERIE DES GUIDES, BREUIL CERVINIA
PRESENTAZIONE DEL LIBRO E ANCORA LA NEVE, ROLLY MARCHI, MONDADORI.
Romanzo autobiografico di Rolly Marchi, dalla nascita in Trentino nel 1921 fino al recente ottantesimo compleanno. Sentimenti semplici e veri, oggi piuttosto dimenticati, di grandi amori e di amici, Buzzati e Guttuso, Leni Riefensthal e Alida Valli, e tanti altri. Una narrazione sincera e coinvolgente, fino al pensiero delle ultime due righe dedicato alla neve. Compagna fedele e portatrice di felicità.
Presenta Giuseppe Crespi. Autore presente.

ROLLY MARCHI è nato a Lavis (Trento) nel maggio 1921. Ha combattuto in guerra, ferito, decorato, tornato dalla prigionia africana ha studiato e si è laureato nel 1949. Nel maggio 1950 si è trasferito a Milano. Ha cominciato a scrivere per la Gazzetta dello Sport nel 1951, collaborazione che continua ancora. Ha pubblicato libri di sue fotografie e cinque romanzi.
Nello sport, Rolly Marchi ha fatto molto, ha inventato e organizzato il Trofeo Topolino, la 3-TRE, le prime gare del KL nel 959 (prima c’erano stati tentativi di velocità a St. Moritz, Cervinia), il Gigantissimo della Marmolada e altro.
Per quanto riguarda i suoi rapporti con Breuil-Cervinia, si può dire che:
- il suo primo racconto letterario dal titolo OLTRE LA ROCCIA GRIGIA, vincitore del Premio St. Vincent nel 1956, è ambientato a Cervinia;
- il suo primo articolo pubblicato in prima pagina sulla Gazzetta dello Sport è datato a Cervinia marzo 1951;
- a Cervinia, con il compianto Giuliano Babini e altri amici, ha organizzato il Primo Concorso Internazionale del SAI, lo Sci Accademico Italiano, nel marzo 1946. Altri negli anni 1950, 51 e 52
- a Cervinia ha portato il Trofeo Topolino nel 1959;
- è stato speaker del KL nel 1950 (Trofeo Rivetti), ha corso i Trofei Furggan e Cervino e ne è stato speaker in alcune edizioni;
- sulla Gazzetta ha dedicato elzeviri a Leo Gasperl, Rolando Zanni, Giuseppe Pirovano e Achille Compagnoni;
- ha scalato due volte il Cervino (una volta da solo e l’altra con il compianto Gigi Panei)

ORE 18.00 - SALA CONGRESSI COMUNALE DI VALTOURNENCHE
LA CORDATA DELLA SOLIDARIETÀ:
INCONTRO-DIBATTITO SU MONTAGNA E DISAGIO GIOVANILE.
Confronto tra alcune esperienze significative di aiuto ai giovani in difficoltà attraverso l’insegnamento della montagna e la pratica formativa dell’escursionismo e dell’alpinismo. PARTECIPANO ALL’INCONTRO: DON LUIGI CIOTTI, GRUPPO ABELE, MICHELE ZANI, COOPERATIVA LA CAROVANA E ANGELO POZZI, INTERGRUPPO ALPITEAM DI SEREGNO. COORDINA: ENRICO CAMANNI.

ORE 20.30 - CINÉMA DES GUIDES,  BREUIL CERVINIA
SELEZIONE DEL CONCORSO INTERNAZIONALE DI SPOT PUBBLICITARI SULLA MONTAGNA PROVENIENTI DAL FESTIVAL DI AUTRANS, FRANCIA, E PRESENTATI DALLA DIRETTRICE MIREILLE CHIOCCA.

ORE 20.35 - CINÉMA DES GUIDES, BREUIL CERVINIA
DOCUMENTARIO TRA I FIGLI DEL CIELO di VENANZIO SELLA (1925) 40'
PROIEZIONE IN ANTEPRIMA NAZIONALE DELLA COPIA RESTAURATA DEL FILM. IL RESTAURO È STATO EFFETTUATO DAL MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA DI TORINO CON IL CONTRIBUTO DELLA CATTEDRA DI CINESE DELLA FACOLTÀ DI LINGUE E LETTERATURE STRANIERE DELL’UNIVERSITÀ DI TORINO.
PRESENTA L’EVENTO STEFANO DELLA CASA, DIRETTORE DEL TORINO FILM FESTIVAL.
Discendente della grande famiglia di imprenditori e banchieri del Biellese, Venanzio Sella (1901-1990), consigliere e vice presidente della Banca Sella, membro dell’Accademia di Agricoltura di Torino, commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, studioso della storia e delle tradizioni del Biellese, nel 1925 è in Cina, in una fase delicata di transizione politica della quale sono evidenti i segni nel film girato da lui stesso a Pechino. Curioso e spiritoso, le sue riprese, e soprattutto le didascalie – coeve al film – danno altresì voce alle non poche inquietudini che attraversavano i governi d’Europa in quegli anni.
Le immagini di eccezionale interesse con le quali Sella documenta le grandiose esequie tributate a Pechino a Sun Yat-sen, primo Presidente della Repubblica Cinese, sono accompagnate da commenti che bene documentano il clima politico di quegli anni. Sun Yat-sen viene definito: "piccolo Lenin" o "sinistro dittatore di Canton". Questo avviene probabilmente perché l’Unione Sovietica aveva appoggiato, nel 1924, il governo di Sun Yat-sen a Canton. In quegli anni l’Italia, nonostante l’inarrestabile ascesa del Fascismo, condivideva ancora con la Gran Bretagna alcune linee di politica estera, e la Gran Bretagna non mostrava di avere molta fiducia in Sun yat-sen, nonostante la sua educazione occidentale e la sua religione protestante. La diffidenza era aumentata dall’appoggio dell’Unione Sovietica al leader, certo di idee politiche assai lontane dal Marxismo: la paura dei "bolscevichi", da parte europea, era evidente. Inoltre, l’Unione Sovietica sosteneva, a ragione, l’illegittimità dei Trattati Ineguali che la Cina era stata costretta a firmare con le potenze straniere a partire dalla seconda metà del XIX secolo, con le Guerre dell’oppio.
Nel descrivere le truppe che partecipano ai funerali di Sun, Sella utilizza l’espressione "truppe rosse", che può dare luogo a molti fraintendimenti: si trattava con ogni probabilità dei soldati dell’Accademia militare di Whampoa (Huangbu, nei pressi di Canton), fondata nel 1924, che condividevano con l’Armata Rossa alcuni elementi dell’organizzazione interna ma, in sostanza, nessun elemento di natura ideologica. Alla morte di Sun, e ai suoi funerali, erano certamente presenti nella capitale anche le truppe dei due signori della guerra "illuminati", Zhang Zuolin e Feng Yuxiang che, proprio nel 1924, alleate tra di loro, e unite sotto il nome di Guominjun (esercito del popolo), erano riuscite a sconfiggere Wu Peifu, signore della guerra annoverato tra i più "militaristi", particolarmente vicino agli inglesi, e probabilmente interessato al loro aiuto al fine di riunificare il Paese sotto la propria egida. Alla fine del 1924, la sua sconfitta aveva determinato la fuga dello stesso ultimo imperatore dalla capitale alla volta di Tianjin, e Sella fa esplicito riferimento a questi eventi nella pellicola girata a Pechino.
Di grande valore anche le immagini che documentano la crescente ostilità dei cinesi nei confronti delle Potenze Occidentali, testimoniata dalle scene in cui soldati della Marina Militare Italiana di stanza presso la Legazione di Pechino piazzano i cannoni intorno al muro di cinta della Legazione, a difenderla dalla rabbia dei dimostranti: nel maggio 1925, la barbara uccisione di operai e studenti cinesi, durante una dimostrazione avvenuta nella concessione giapponese di Shanghai aveva dato inizio a una ondata di manifestazioni che si era rapidamente diffusa in tutto il Paese.
Altrettanta importanza storica assumono le scene che descrivono la visita, nel 1925, del Panchen Tashi Lama a Pechino, ricevuto con ogni onore: esse sembrano prefigurare la rivalità – densa di significati politici – che si verrà prefigurando nei decenni successivi tra questa Autorità religiosa e quella del Dalai Lama.
Dal documentario emerge come Sella fosse "uomo del suo tempo" e a questo fatto vanno certamente ascritti alcuni commenti che, oggi, la maggiore consuetudine con culture diverse e la migliore conoscenza della civiltà cinese rendono certamente "stonati". Essi vanno rapportati a un’epoca precisa, di cui noi oggi speriamo di avere superato i pregiudizi e le miopie, e come tali vanno serenamente accolti e meditati.

ORE 21.20 - CINÉMA DES GUIDES, BREUIL CERVINIA
INTERVENTO DI DONATA LODI, RESPONSABILE RELAZIONI ESTERNE DELL'UNICEF, SULLE CONDIZIONI DI VITA DEI BAMBINI E SUL LAVORO MINORILE IN ASIA.
Documentario
FINIREMO DOMANI di Frode Hojer Pedersen 26’
Produzione UNICEF – DANMARKSDRTV.
Alcune bambine di famiglie poverissime, provenienti da villaggi di montagna del Nepal, vengono cedute a intermediari i quali le avviano al lavoro in una fabbrica di tappeti, in condizioni di sfruttamento disumane. Girato in Nepal con la tecnica del docudrama, l’intera vicenda è stata ricostruita e filmata con i protagonisti reali, qualche mese dopo i fatti.

 

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SABATO, 28 LUGLIO 2001

ORE 14.45 - CINÉMA DES GUIDE, BREUIL CERVINIA
SELEZIONE DEL
CONCORSO INTERNAZIONALE DI SPOT PUBBLICITARI SULLA MONTAGNA PROVENIENTI DAL FESTIVAL DI AUTRANS, FRANCIA, E PRESENTATI DALLA DIRETTRICE MIREILLE CHIOCCA.

ORE 16.00 - HOSTELLERIE DES GUIDES, BREUIL CERVINIA
PRESENTAZIONE DEL LIBRO
IL MONDO DALL’ALTO, DI LIVIO SPOSITO, SPERLING & KUPFER.
Il libro ripercorre i vari tentativi di Whymper, disegnatore inglese conquistato dalle Alpi durante un viaggio di lavoro, e di Carrel, di scalare il Cervino, e infine racconta la conquista (anno 1865) e la sciagura che avvenne durante la discesa della cordata di Whymper. Ma è essenzialmente il tentativo di tradurre in una sorta di romanzo una storia di montagna, attenendosi ai fatti documentati dell’epoca, senza aggiungere nulla di fantasia, ed è il tentativo di raccontare la storia di un’amicizia fra due alpinisti così diversi, uno inglese e acculturato, e l’altro un valligiano che ha visto il Nord Italia solo grazie al servizio militare fatto nei Bersaglieri durante le guerre d’indipendenza.
Presenta Giuseppe Crespi. Autore presente.

ORE 20.00 - CINÉMA DES GUIDES, BREUIL CERVINIA
PRESENTAZIONE DEGLI
SPOT DI MIKE BONGIORNO SUL CERVINO, PER GRAPPA BOCCHINO, ALLA PRESENZA DEL DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA ALFIERI CANAVERO, IN COLLABORAZIONE CON IL MUSEO NAZIONALE DELLA MONTAGNA "DUCA DEGLI ABRUZZI"-CAI-TORINO.

ORE 21.00 - CINÉMA DES GUIDES, BREUIL CERVINIA
PROIEZIONE IN ANTEPRIMA NAZIONALE DI UN ESTRATTO DEL LUNGOMETRAGGIO VAJONT DI RENZO MARTINELLI E DEL DOCUMENTARIO GIRATO SULLA REALIZZAZIONE DEGLI EFFETTI SPECIALI DEL FILM.
"Un sasso è caduto in un bicchiere colmo d’acqua e l’acqua è traboccata sulla tovaglia. Tutto qui. Solo che il bicchiere era alto centinaia di metri e il sasso era grande come una montagna e di sotto, sulla tovaglia, stavano migliaia di creature che non potevano difendersi".
Così scriveva Dino Buzzati sul "Corriere della Sera" dell’11 ottobre 1963.
Il giorno prima, alle 22.39, dalle pendici del Monte Toc, nella valle del Vajont, 300 milioni di metri cubi di roccia erano precipitati nel bacino artificiale della diga alla velocità di 80 km orari. L’enorme massa di roccia aveva sollevato un’onda alta 250 metri: un fungo liquido di 50 milioni di metri cubi si era alzato in verticale sulla valle, aveva ondeggiato, si era rotto in due giganteschi tronconi. 25 milioni di metri cubi d’acqua si erano abbattuti sui paesi di Erto, Casso, sulle frazioni di San Martino, Pineda, Spessa, Patata, Il Cristo. 160 morti.
25 milioni di metri cubi d’acqua avevano scavalcato la diga ed erano precipitati a 80 km l’ora verso la piana del Piave. Cinque paesi erano stati spazzati via dalla faccia della terra: Longarone, Pirago, Rivalta, Villanova, Faè. 2000 morti…
Come Buzzati, tutti parlarono di fatalità, di catastrofe ecologica, di evento imprevedibile. E come tale la tragedia del Vajont si è sedimentata nella memoria collettiva di questo Paese: una fatalità. Non fu così.
La storia del Vajont fu una storia di sopraffazioni, di ricerca del profitto a tutti i costi, di connivenze tra imprenditoria e politici, di assenza di controlli, di arroganza di poteri troppo forti, di silenzi della stampa, di umiliazione dei semplici, di complicità di tanti organi dello Stato.
Una storia di povera gente che lotta per difendere la propria terra dall’arroganza di una società privata che in nome di un presunto progresso ha deciso di cancellare un’intera valle.
Tutto questo è stata la tragedia del Vajont.
Fare oggi un film su quella tragedia significa fare un film sul potere e sull’uso che ne fanno le classi sociali e politiche che lo detengono.
È sorprendente che in questi quarant’anni nessun cineasta abbia sentito il dovere di raccontare la storia del Vajont. Una storia tristemente uguale a quelle che accadono oggi, storia di italiani offesi, umiliati, tiranneggiati, uccisi.
Oggi chi si ricorda più del Vajont? Chi conosce la sua vera storia dall’inizio alla fine?
I giovani non possono sapere, perché sono nati dopo e soprattutto perché non hanno memoria e non amano ricordare.
I vecchi hanno vissuto in questi quarant’anni tante altre tragedie da confonderle nel ricordo. Giovani e vecchi di un Paese senza memoria.
È doveroso fare questo film. Per il rispetto che dobbiamo a quei duemila morti ammazzati. Per costringere questo Paese a ricordare.
Ma il film sulla tragedia del Vajont non è solo questo. È anche una sfida.
Per la prima volta, forse, in Italia si tenta di dar vita a un progetto ambizioso, dal respiro europeo: una grande storia di impegno civile sostenuta da un impianto spettacolare, avvincente.
Nessun film italiano prima di questo ha avuto bisogno di coinvolgere tante energie produttive e post-produttive.
Raccontare il Vajont significa raccontare la costruzione di una diga alta 261 metri, significa raccontare la scomparsa di un’intera valle che viene sepolta sotto un lago profondo 300 metri, significa raccontare un evento di proporzioni bibliche. Un thriller politico, pieno di suspense.
Eppure non c’è nulla di inventato nella sceneggiatura.
Tutto era già scritto nelle migliaia di pagine di istruttoria, nelle sentenze dei vari gradi di giudizio, nelle testimonianze dei sopravvissuti, sulle quali ci siamo documentati per arrivare alla sceneggiatura definitiva.
I colpi di scena, gli intrighi, i documenti falsificati, le perizie nascoste.
Tutto era già stato scritto.
Il 9 ottobre 1963, alle ore 22.39, un sasso è caduto in un bicchiere d’acqua.
Oggi, a quarant’anni di distanza, noi sappiamo perché.
Questo film lo vuole raccontare. Per non dimenticare.
(Renzo Martinelli)

PROIEZIONE DEL DOCUMENTARIO: VAJONT SEGRETO – DIETRO LE QUINTE DI UN KOLOSSAL SULLA REALIZZAZIONE DEGLI EFFETTI SPECIALI DEL FILM

ORE 21.30 - CINÉMA DES GUIDES, BREUIL CERVINIA
PROIEZIONE DEL REPORTAGE PRODOTTO DA MEDIASET SULLA
SPEDIZIONE AL POLO NORD, SVOLTASI NELL’APRILE 2001 E ALLA QUALE HANNO PARTECIPATO, TRA GLI ALTRI, MIKE BONGIORNO, IL PRINCIPE AMEDEO DI SAVOIA, DUCA DI AOSTA CON IL FIGLIO AIMONE E LA MOGLIE SILVIA, MICHELE COMI DEL CNR, HANS KAMMERLANDER, ROBERT PERONI, GIULIANO DE MARCHI E MONSIGNOR LIBERIO ANDREATTA.

Cervino Film Festival 2001
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L'EDIZIONE 2001
Il programma
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Il concorso
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La giuria e i premi
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I film vincitori
Le opere che sono state premiate nell'edizione 2001 del Festival, con le motivazioni.

 

 

 

 

IL FESTIVAL
La storia
Il Regolamento
L'International Alliance for Mountain Film

ORGANIZZANO:
Regione Valle d'Aosta
Comune di Valtournenche
Ass. Culturale PROMOCINEMA

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